Il mondo assetato. E’ il titolo del numero di National Geographic di questo mese. Parla del tema dell’acqua a livello planetario, sì, sì continuo con questo tema dopo il posto di ieri.
La quantità d’acqua della terra non è cambiata dal tempo dei dinosauri a oggi. Ce ne sarà abbastanza per un mondo sempre più affollato? Mi domando però se sia cambiata la quantità di acqua potabile.
Abbiamo fondato le nostre civiltà sulle coste e lungo i fiumi. La nostra più grande paura è di rimanere con poca acqua oppure averne troppa. Il fiume Mekong per i laotiani è “la madre di tutte le acque”.
Abbiamo sfruttato falde e deviato fiumi credendo di avere risorse illimitate. Vivendo da gran signori abbiamo prosciugato i nostri conti.
Due miliardi di persone, quasi un terzo della popolazione mondiale, dipendono dai fiumi alimentati dalle nevi e dai ghiacci dell’Altopiano del Tibet.
Quasi il 70% dell’acqua dolce del pianeta è nel ghiaccio. Il resto si trova per lo più nelle falde acquifere che stiamo prosciugando in fretta. Due terzi dell’acqua sono usati per l’agricoltura. Ogni anno sulla terra ci sono ottantatré milioni di persone in più, e il fabbisogno crescerà finché non cambieremo il modo di consumare l’acqua.
Negli USA il consumo quotidiano d’acqua si aggira sui 380 litri. Nei paesi poveri milioni di persone vivono con meno di 18 litri di acqua al giorno. Il 46% della popolazione mondiale abita in case senz’acqua corrente. Le donne dei paesi in via di sviluppo percorrono in media 5 km per andare a prendere l’acqua.
Il 7 ottobre 1994 gli argini naturali di un lago formato dal ghiacciaio Luggye cedettero, un onda di acqua si abbatté sullo stato del Bhutan uccidendo 21 persone.
Il Bhutan si rese conto, improvvisamente, che il cambiamento climatico comportava numerosi rischi anche per il piccolo stato himalayano e da allora ha cercato di provvedere al nuovo stato di cose, ma i soldi sono veramente pochi per uno degli stati più poveri del mondo.
Sono 210 milioni di persone che vivono nei pressi dell’Himalaya.
Sono un miliardo e 300 milioni le persone che vivono degli alimenti forniti dai terreni irrigati dall’acqua dei fiumi, che sono alimentati dai ghiacciai dell’Himalaya, cifre che dovrebbero farci riflettere, ma non sarà l’unica parte del mondo a subire le conseguenze, le subiremo tutti, chi più o chi meno, ma le subiremo tutti.
Se il vertice di Copenaghen non darà frutti, se non si prenderanno decisioni vincolanti per gli stati, il vertice sarà stato inutile e il mondo potrà diventare solo un posto più difficile dove vivere, le carestie aumenteranno, così come le migrazioni, forse solo la lega sarà contenta perché avrà modo di divertirsi con i respingimenti..
Tck Tck Tck, il tempo passa e il momento cruciale si avvicina, saranno pronti i nostri leader a pensare diverso, a guardare le cose in modo diverso, a sganciarsi da quello che è stato fino adesso?
Tck Tck Tck, il tempo passa e voi siete pronti a volere un cambiamento? Tck Tck Tck, are u ready?
Ovviamente siete invitati ad iscrivervi alla campagna Tck Tck Tck.
A parte che mi piacerebbe sapere chi glielo avrebbe chiesto? Sinceramente, a me, basterebbe che non ne creino di problemi, due guerre e una crisi economica solo negli ultimi otto anni sono più che sufficienti, ma tra poco sarà tutta un altra storia, ne sono convito..
Battaglia anti-assenteisti a Strasburgo.
Il PDL vota contro!
Coerenti con la loro campagna contro i fannulloni, non è vero Brunetta?
I fannulloni saranno pure quelli di sinistra, ma indubbiamente i paraculi e le facce toste sono di destra..
Le foreste della Papua Nuova Guinea stanno scomparendo più rapidamente di quelle dell’Amazzonia. Nel 2007 è andato perso l’1,7 per cento, contro lo 0,9 dell’Amazzonia. Dell’importanza della foresta amazzonica per il pianeta terra ne parlai già in un altro post, ma ovviamente sono altrettanto importanti anche le altre foreste. Greenpeace intanto riesce ad ottenere una vittoria. Ha vinto contro la Unilever e il sapone Dove.
La multinazionale ha accettato la richiesta di una moratoria, per impedire la distruzione della foresta pluviale in Indonesia. La foresta pluviale viene distrutta perché serve spazio alle piantagioni di palma da olio. Greenpeace, non si è fermata, è andata avanti con la sua campagna, non le sono bastate le parole, così l’amministratore delegato di Unilever, Patrick Cescau, ha accettato di fermare in maniera definitiva la distruzione delle foreste pluviali indonesiane. Cescau ha promesso che tutto l’olio di palma utilizzato da Unilever sarà da produzione sostenibile entro il 2015. Staremo a vedere..
La deforestazione dell’Indonesia sta cancellando torbiere e foreste pluviali, distruggendo gli habitat degli oranghi e contribuisce per il quattro per cento alle emissioni globali dei gas serra. Dal 2000 le esportazioni di olio di palma dall’Indonesia sono cresciute del 244%. La situazione non è rosea l’olio di palma è usato per fare le merendine e altri prodotti alimentari, è utilizzato per diventare biodiesel o combustibile per centrali elettriche. Il controllo della sostenibilità viene fatta dal RSPO che è, in realtà, una lobby delle grandi multinazionali che utilizzano olio di palma (tra le altre Procter&Gamble, Kraft, Nestlè e l’italiana Ferrero), quindi nella realtà dei fatti, il controllore e controllato coincidono, anche se al tavolo partecipano 18 organizzazioni non governative. Greenpeace si è attivata proprio per questo, per denunciare il ruolo delle multinazionali nella distruzione della foresta pluviale.
Intanto alcuni scienziati ipotizzano che tra un mese al polo nord non ci sarà più ghiaccio.