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Gruppo SDRENG o gruppo di pazzi?

Gli scritti del nonno.

23 aprile 2013 Pubblicato da du hängst

Ne ho parlato qualche tempo fa dei taccuini di mio nonno.
Ho iniziato a leggerli e devo dire che mi sono pentito di avere aspettato tanto tempo.

Il nonno era una persona normale, come ce ne sono tante, con i suoi pregi e difetti, con le sue certezze e i suoi dubbi, ma era mio nonno, una persona cui sono stato legato moltissimo per tante affinità e per i tanti principi e ideali che mi ha trasmesso.
Quando leggo i suoi appunti, riesco ancora oggi a immaginare le sue facce, le sue smorfie, il suo modo ironico di affrontare tutto, ma respiro anche la sua rabbia e la sua delusione di fronte a certi avvenimenti nella sua militanza sindacale, o provare la sua paura, quando scrive del terremoto del 1972 ad Ancona.

E’ come averlo di fronte a me e poterlo osservare nuovamente.
Sono felice di avere iniziato a leggerli, sto pensando di farli rilegare, magari un giorno anche i suoi pronipoti vorranno conoscerlo meglio.

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Ha fatto sei al super enalotto!

8 ottobre 2012 Pubblicato da du hängst

Sono stati giorni un pochino difficili, quelli delle ultime due settimane.

Ho avuto il babbo ricoverato all’ospedale così il tempo di scrivere non l’ho proprio trovato.
Sembrava una banale influenza, ma poi con il passare del tempo la febbre non se ne voleva andare ed è stato necessario il ricovero con tutti i controlli del caso.

Fortunatamente non era nulla di grave, una spora probabilmente proveniente da qualche condizionatore, i cui filtri non erano stati cambiati o non avevano subito la giusta manutenzione, è finita nei polmoni del mio genitore procurando un’infiammazione con tanto di febbre alta.

Scoperta la causa, è stato facile anche risolvere il problema.

Il medico ha detto che le possibilità che una spora entri nei polmoni in quella maniera, sono le stesse che fare sei al super enalotto!

Passata la paura, in famiglia, abbiamo sopranominato il babbo: “The winner!”.

Senza preoccupazione è più facile scherzare! :-)

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L’idea romantica del nonno

24 settembre 2012 Pubblicato da du hängst

Tempo fa con mio cugino, che ora vive a casa che era dei nostri nonni, mi chiama e mi dice se posso passare da lui.
Vado e mi consegna uno scatolone di quaderni, block notes, una cinquantina circa.

Mi sembrano i diari del nonno, li ho trovati mentre facevo spazio in soffitta, ho pensato subito a te, sei stato il primo nipote, eri il suo preferito e avevate un rapporto molto speciale, tienili, poi quando li hai letti se ti va, mi dirai quello che c’è scritto.

Leggili… Ho pensato tanto a questo, ma non ho ancora iniziato, sono passati due mesi da allora, e sono là nella mia libreria, dove li ho ordinati cronologicamente, iniziano con il periodo argentino, quando emigrò in giovanissima età, da ragazzino diremmo oggi, uomo fatto allora, e finiscono poco prima della sua lunga malattia, all’inizio degli anni novanta.

Il nonno fu sindacalista negli anni ‘50, era sopravvissuto alle angherie fasciste e ai campi di lavoro nazisti, ricordo il suo dolore quando il PCI cambiò nome e la sua sofferenza nel decidere di non fare più la tessera di partito, ricordo i suoi consigli quando mi affacciavo imberbe nel mondo del lavoro. Ricordo quando si parlava di politica, ricordo la sua sicurezza e lucidità in tutte le cose che affrontava e potrei continuare non so per quanto.

Ho avuto sempre un’idea romantica del nonno.

E se leggendo quegli scritti, il nonno si trasformasse solo in un uomo?

Non mi sento pronto per questo, preferisco avere quell’idea romantica che sempre mi ha accompagnato, forse un giorno riuscirò a leggerli, forse…

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Piccole Anime Salve

19 settembre 2012 Pubblicato da du hängst

Bambina Malinconica

Una pièce dei bambini cambogiani contro gli abusi del turismo sessuale. L’iniziativa è della rete Ecpat che ha deciso di raccontare lo sfruttamento sul palco Gli attori sono minori dei quartieri a rischio di Phnom Penh. Che così imparano a riflettere sui pericoli che corrono, per proteggere se stessi e le proprie comunità

Ludovica Jona

Sok sbatte con violenza la bottiglia sulla schiena di keat: e’ ubriaco e picchia la moglie che, per mancanza di soldi, non ha preparato la cena. Poco dopo, quando arrivano due donne ben vestite che gli propongono di anticipargli il denaro per far lavorare le due figlie in città, acconsente senza esitazione. Le ragazze cominciano così a essere schiavizzate dalle due “ladies” che contrattano il loro prezzo sul mercato del sesso.

Le vicende delle due giovani sono parte di uno spettacolo teatrale realizzato da Ecpat, rete internazionale di ong contro lo sfruttamento sessuale dei minori, per coinvolgere gli adolescenti nella lotta contro l’abuso a Rusey Keo, quartiere della periferia di Phnom Penh. Una platea di ragazzini, che segue con attenzione gli avvenimenti sul palco, esplode in urla eccitate nel momento in cui “il cliente” esce dall’angolo in cui una delle ragazze è stata relegata, facendo il gesto di riallacciarsi i pantaloni.

Ragazzi ricordate che questo spettacolo non è solo per intrattenervi. Dovete comprenderne il senso per proteggervi dagli abusi e insegnarlo agli altri bambini del quartiere.

Eng Kalyan è responsabile del progetti, che è stato lanciato in questi giorni nella capitale della Cambogia per mettere un freno al fenomeno che sta rubando l’innocenza a una generazione: delle circa 60.000 persone che si stima siano coinvolte nella prostituzione, secondo l’Unicef il 30-35% sono minorenni.

Di sera, sul lungofiume di Phnom Penh, a due passi dal Palazzo Reale, la zona turistica della città, è facile incontrare giovanissime ragazzine o adolescenti locali che accompagnano uomini occidentali di età avanzata. Ma questa è solo la punta dell’iceberg del fenomeno perché nella maggior parte dei casi gli abusi sui minorenni sono compiuti da uomini asiatici: «Oltre a essere meno visibili, sono più furbi degli occidentali spiega Chin Chanveasna, direttore di Ecpat Cambogia – invece di esporsi in strada, chiedono a un protettore che il minore gli venga portato direttamente in albergo».

La prostituzione minorile è alimentata in Asia dalla convinzione che unirsi a una vergine purifichi e dia potere. Per un rapporto sessuale con una di loro, uomini d’affari cinesi o sudcoreani, ma anche alti funzionari e militari cambogiani, sono disposti a pagare tra gli 800 e i 4.000 dollari. Una benedizione per una famiglia povera in un paese dove il salario di un’operaia è 50 dollari, ma anche una porta d’accesso, pericolosamente diffusa tra le ragazze, alla strada senza uscita della prostituzione. Secondo una ricerca realizzata nel 2010 da Ecpat Cambogia, più di un terzo delle ragazze di strada ha cominciato a prostituirsi a 16 anni, vendendo la verginità. Quasi la metà di queste è stata costretta a farlo con la forza. È, probabilmente, quello che è successo a Ieng, incontrata in un bar del quartiere a luci rosse di Mai Da, nella periferia di Phnom Penh: Oltre un centinaio tra karaoke bar, centri massaggi e nightclub – che sono bordelli travestiti, poiché formalmente la prostituzione in Cambogia è illegale – più un indotto di guesthouse per consumare i rapporti, bancarelle aperte tutta la notte e supermercati che accanto alle casse, oltre ai preservativi, espongono confezioni di viagra.

Ieng ha la pelle chiara, molto ambita da queste parti, un fisico minuto e modi infantili che stridono con il trucco pesante. Racconta di essere nata in Vietnam e di essere arrivata qui due anni fa, perché la famiglia non aveva più i soldi per farla studiare. Per 2000 dollari ha venduto la sua verginità a un “rich man” cinese e ora lavora come beer girl: accompagna i clienti del bar mentre bevono birra e se vogliono negozia una prestazione, che in media costa dai 15 ai 25 dollari, 10 dei quali restano al locale. Accanto a Ieng c’è Meas, anche lei molto truccata e molto giovane.

Secondo l’edizione 2010 del Database Report on Sexual Trafficking, Exploitation and Rape realizzato analizzando i dati di un centinaio di associazioni attive per i diritti dell’infanzia in Cambogia, il tramite per entrare nella prostituzione è nel 60% dei casi è un conoscente, nel 13% dei casi un parente, nel 9,2% addirittura un genitore, a volte non pienamente consapevole.

«I bambini tendono a pensare che lo sfruttatore sia uno straniero, una persona lontana dal loro mondo, ma la maggior parte delle volte non è così», mi spiega Kalian, in una pausa delle prove dello spettacolo. «La violenza intrafamiliare e il maltrattamento dei bambini, sono primi passi verso il loro futuro abuso». Per questo nella rappresentazione teatrale viene messa in scena anche la famiglia “buona” dove i genitori dialogano con i figli e riescono a dire di no alle lusinghe degli sfruttatori.

È importante che i ragazzi imparino a difendersi da soli perché, nonostante le pressioni delle ong abbiano portato nel 2008 all’approvazione di una legge contro lo sfruttamento sessuale dei minori, la corruzione diffusa tra polizia e funzionari pubblici rende molto difficile farla rispettare. «Vogliamo che i bambini siano protagonisti della diffusione dello spettacolo, oltre che della sua messa in scena. Solo loro possono cambiare le cose», dice Kalian.

Il progetto, che coinvolge una trentina di ragazzi dagli 8 ai 16 anni è stato finanziato grazie al sostegno dei loro “padrini” a distanza italiani. Con Mak Ravieng, presidente dell’associazione locale che gestisce le adozioni a distanza garantite da Ecpat Italia, andiamo a visitare alcune delle famiglie dei bambini sostenuti. Ravieng ha 33 anni, è cresciuta in un orfanotrofio. Grazie a un “padrino” francese si è laureata in psicologia e da tre anni guida un’associazione che gestisce oltre 1000 sostegni a distanza. Oun è una vivace ragazza 16 anni che ama recitare e danzare, sempre impeccabile nella sua divisa. La madre vende in strada dolci di riso, ma Oun, che è molto brava a scuola, vuole diventare dottore. Così il programma la sosterrà all’università l’anno prossimo. «Possiamo pagarti la bicicletta per andare all’università, il motorino no, o almeno non tutto» le dice Ravieng.

L’ultima delle sette famiglie che visitiamo vive al secondo piano di casa in muratura. La madre delle due ragazze lavora come beer girl in un karaoke bar ed è sieropositiva da anni. Il marito è morto di Aids. Le due figlie hanno entrambe la sua bellezza ma una, la più grande, ha ereditato anche il male. Capisco subito qual è. Mentre Sokya è radiosa di vita, Chun ha lo sguardo perso e a 14 anni appare già esausta. Va male a scuola ma viene aiutata dalla sorella. Stiamo per andarcene quando Sokya si rivolge a Ravieng: «Da grande anche io voglio essere come voi, voglio lavorare in una ong per aiutare gli altri bambini!».

Via Unità del 18/09/12

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Il medagliere della famiglia di Du

31 luglio 2012 Pubblicato da du hängst

Ho una cognata sud coreana, così in questi giorni di olimpiadi in casa è tutto un tifare, vuoi per gli italiani, vuoi per i sud coreani, vuoi per i teutonici, ho anche il cognato teutonico!

Il problema sorge quando ci sono gli scontri diretti, ma fino adesso nonostante tutto non ci sono state crepe familiari, anzi la sportività è di casa, generalmente i festeggiamenti sono sempre contenuti, anche perché per chi è distante da casa sempre più difficile digerire una sconfitta, casa è distante e gli atleti che competono sono l’unico collegamento che si ha…

Io, intano, sto pensando di fidanzarmi con una svedese, visto che la Svezia è neutrale… :-)

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Prima o poi lo uccido.

10 luglio 2012 Pubblicato da du hängst

E’ capitato verso la fine della scuola, Rotì per un problema che non avevamo ben capito, ci ha chiesto di portare uno dei suoi figli a scuola.

Figurasi se si nega un favore ad un amico, con Marz (lavorando insieme facciamo un mese per uno a prendere la macchina, abbattendo le spese) passiamo a prenderlo e lo portiamo a Scuola.

Scendo e lo accompagno all’entrata, lì il bel bambino mi guarda e mi dice:
C’è la mia maestra che ti deve parlare.

Eccola la fregatura penso tra me e me.

Provo tergiversare ma la maestrina, non avrà avuto trent’anni era in agguato come un barracuda e mi viene incontro:
Finalmente riesco ad incontrarla, capisco che sia molto impegnato, gestire una famiglia numerosa non è semplice, ma non le sembra il caso di portarlo a scuola puntuale? Non è possibile, che lei lo porti sempre in ritardo e poi quando arriva distrae sempre tutta la classe.

Cerco lo sguardo del piccolo, sperando che dica che non sono io suo padre! Ma lo ha addestrato bene sta con lo sguardo basso e non parla! Infame come il padre! Buon sangue non mente!

Vorrei dirgli che non sono il papà, ma poi che figura ci fa Rotì?

Mi armo di pazienza e rassegnazione e continuo ad ascoltare rassegnato, mi scuso più volte e prometto che non succederà più (come se dipendesse da me).

Esco e salgo in macchina, Marz si lamenta:
Ma quanto ci hai messo? Rischiamo di fare tardi al lavoro!

Gli spiego la situazione e quello che è successo, inizia a ridere come uno scemo a dire il vero viene da ridere anche a me, sopratutto perchè mi veniva da pensare a Rotì come ad un genio del male!

Poi un mando un sms a Rotì:

Grazie della sorpresa amicone, ho promesso che non ci saranno più ritardi! Fanne anche solo uno e ci saranno 6 orfani di padre in giro!
Risposta: Come era la maestra? Se è giovane e carino vado io la prossima volta ;-)

Forse lo uccido anche senza ritardo…

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E voi che fate l’ultimo dell’anno?

29 dicembre 2011 Pubblicato da du hängst

Non la smettono più in questi giorni di sfottermi e mi domando chi, nonostante siano di famiglia, abbia avuto l’idea di invitarli.

Fatto sta che pensarmi vestito di tutto punto per il matrimonio li sta facendo divertire da matti e si sono anche messi d’accordo sull’alternanza degli sms da inviarmi ogni giorno, neanche il KGB mi salverebbe da questi due! Già la cravatta mi toglie il fiato ma il loro continuo pressing, senza considerare l’agitazione dell’intera famiglia, mi sta veramente non solo togliendo il fiato, ma non mi fa arrivare ossigeno al cervello e meno male che lì non ci siano più danni da fare!

La mia famiglia sembra un formicaio impazzito e le formiche Y (Marz) e Z (Rotì) contribuiscono alla grande alla pazzia collettiva, mandando in tilt la regina (la mia mamma) mentre il re, si sta godendo alla grande questo girone dantesco che si è creato, divertendosi anche a vedermi massacrare a turno da qualsiasi formica superiore a me in grado… Considerato che sono formica operaia.

Ormai il grande giorno si sta avvicinando e capisco che si vorrebbe che tutto fosse perfetto, ma che valore potrebbe avere un matrimonio perfetto, ma pieno di persone con l’esaurimento nervoso?

Insomma, tutto questo per dirvi che sono sotto pressione, perché io non volevo proprio. Eh già, avete capito bene, io non volevo assolutamente essere io..

Ormai è stato deciso! E complici i due “amici” la pressione su di me aumenta.

Per l’ultimo dell’anno sarò ufficialmente l’autista dello sposo, che poi è mio fratello, sarò io l’inaffidabile Duhangst (così ribattezzato da tutti negli ultimi giorni) a portare in chiesa mio fratello per il suo matrimonio italo – coreano.

Speriamo di non sbagliarmi strada ;-)

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Quanto costa la crisi alle famiglie.

15 settembre 2011 Pubblicato da du hängst

Sommando gli effetti delle manovre di luglio e di Ferragosto, il costo medio a carico di ciascuna famiglia italiana sarà di oltre 5.700 euro (precisamente 5.766). I calcoli sono stati realizzati dalla Cgia di Mestre che ha addizionato le conseguenze economiche delle due manovre fiscali sui nuclei familiari italiani per gli anni che vanno dal 2011 al 2014.

E qualcuno a Ballarò aveva il coraggio di dire che la manovrà non sarà recessiva.

Siamo ultimi nell’investire nell’istruzione con il 4,5% del PIL..
E dire che in periodo di crisi gli investimenti sono fondamentali..

C’è chi comunque pensa al proprio futuro..

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Shopping all’Ikea

28 aprile 2011 Pubblicato da du hängst

La lega non appoggia il Sig. B. sulla guerra in Libia e ripete anche per bocca di Maroni che sarà d’obbligo un passaggio parlamentare per prendere questa decisione.

Il Sig. B. risponde: Il voto no mi fa paura.

Evidentemente prevede altre giornate di shopping parlamentare.. o_O

In tutto questo casino, chi sta meglio di Giovanardi? Il cui unico scopo è di criticare le pubblicità dell’Ikea..

Quell’ “uomo” a me preoccupa molto, vede attentati alla famiglia ovunque, senza rendersi conto che il vero attentatore è lui, che per salvare un suo ideale di famiglia ne vuole far fuori altri quattro o cinque modelli diversi..

Sicuramente non siam messi bene, uno vede comunisti ovunque, uno attentati alla famiglia ogni cinque secondi..

Che l’italia si trovi in questa situazione perchè governata da pazzi visionari? o_O

P.S: A proposito l’armadio Pax è proprio bello..

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La famiglia ai tempi del Sig. B.

18 aprile 2011 Pubblicato da du hängst

Le sparate del Sig. B. nel fine settimana hanno dell’incredibile.

Anzi no, non sono incredibili, sono ordinaria amministrazione, ormai ha la sindrome di accerchiamento e ovunque vede comunisti cattivi che vogliono farli lo scalpo, se mai ne avesse più uno.

L’Europa, probabilmente, non tratta male o trascura l’italia, forse è semplicemente riluttante a confrontarsi con un personaggio de genere, forse in Europa c’è qualcuno che veda il Sig. B. per quello che è, uno che attacca le istituzioni del suo paese, uno che toglie alla scuola pubblica e da scuola privata.

L’Europa vede un uomo che governa un paese, per i propri ed esclusivi interessi e non lo valutano affidabile e per questo molte richieste sono rimandate al mittente.

Dovrebbe lodare gli insegnati che lavorano in queste condizioni nella nostra scuola pubblica e se avesse un pochino di buon senso, darebbe quei soldi per migliorarla e non per aiutare le scuole private, ma se avesse buon senso e non solo faccia tosta, dalla sua bocca non dovrebbe uscire mai la parola; famiglia, poiché non mi sembra che sia il massimo rappresentante di quest’ultima.

Si sa, lui il buon senso lo ha, ma solo per difendere i suoi interessi privati, che non sono stati mai gli stessi del paese che così male rappresenta nel mondo.

Volevo sottolineare che queste cose non me le ha dette nessun giudice o magistrato, ma le ho pensate con la mia mente malata.

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