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SDRENG

Gruppo SDRENG o gruppo di pazzi?

Birmania Aprile 2013

7 maggio 2013 Pubblicato da du hängst

In Birmania  c’è stata la  festa di Thingyan, il capodanno buddista: i festeggiamenti durano quattro giorni e si celebrano in molti modi, ma quello principale è a colpi di gavettone. Gli occidentali la chiamano “la festa dell’acqua” proprio perché durante i festeggiamenti ci si schizza con pistole ad acqua, bottigliette o semplici secchi. In alcune zone delle città principali vengono eretti ai lati delle strade dei palchi, dai quali vengono lanciate secchiate d’acqua sui passanti. Essere colpiti dall’acqua simboleggia il gesto di lavare via la sfortuna e le cattive azioni che si sono accumulate nel corso dell’anno appena terminato.

Con il nuovo anno sia USA che UE hanno tolto le sanzioni verso il governo birmano, eccetto l’embargo sulle armi. Rimane il fatto che ci sono ancora tante situazioni non risolte riguardanti i diritti umani e non vorrei che la decisione sia stata presa più per aiutare noi invece che aiutare la Birmania.

Nel frattempo almeno 42 persone sono state arrestate in Birmania e rischiano di essere processate per il ruolo avuto nelle violenze settarie avvenute a marzo a Meikhtila, nel centro del Paese. Lo rende noto la polizia birmana, precisando che 30 degli arrestati sono buddisti e aggiungendo che per il momento non è stata fissata alcuna data per i processi, poiché le indagini sono ancora in corso. Le violenze comunque continuano e farne le spese sono sempre i più deboli.

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Da che pulpito.

6 maggio 2013 Pubblicato da du hängst

Guantanamo doveva essere chiusa, è invece è ancora aperta e funzionante purtroppo. La metà dei prigionieri è in sciopero della fame, di cui quasi una ventina sottoposti ad alimentazione forzata.

Il tenente colonnello, Samuel House, ha rilevato che nessuno di loro rischia la vita, se si può chiamare vita quella dei rinchiusi di Guantanamo.
E’ in aumento il numero dei detenuti in sciopero della fame, che protestano contro una detenzione infinita, senza nessun processo e senza nessuna condanna.

Una situazione che è una vergogna per i diritti umani e mi ha sorpreso, quindi, la bacchettata che il segretario di stato americano, John Kerry, ha dato all’italia, denunciando le scadenti condizioni di vita nelle carceri sovraffollate e nei centri di detenzione per gli immigrati.

Sia chiaro, è vergognoso quello che succede in italia, assolutamente vergognoso e andrebbe risolto urgentemente, ma è anche vero che ho pensato: “Da che pulpito viene la predica”.

Guantanamo però, non deve essere uno scudo contro le nostre inefficienze, il rispetto dei diritti umani valgono anche per noi e la situazione andrebbe risolta al più presto.

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Birmania Dicembre 2012

7 gennaio 2013 Pubblicato da du hängst

A Rangoon decine di migliaia di persone, per la maggior parte giovani, hanno assistito ai fuochi d’artificio, alle esibizioni di diversi cantanti birmani e al conto alla rovescia per il nuovo anno su un grande schermo allestito davanti alla Pagoda Shwedagon, il tempio buddista alto 98 metri che domina l’ex capitale Rangoon. Sembra una cosa normale, ma in Birmania, era la prima volta dopo 50 anni che le autorità autorizzano una grande cerimonia pubblica.

L’evento è stato visto come una nuova prova del grande cambiamento in atto nel paese, dove per cinquant’anni le grandi manifestazioni pubbliche erano state vietate dal regime militare.

Negli ultimi due anni il governo di Thein Sein, insediato nel marzo del 2011 prendendo il posto di una giunta militare che governava il paese dal 1962, ha introdotto delle riforme e ha intrapreso una serie di azioni per rispondere alle richieste di apertura della popolazione e della comunità internazionale. Il governo ha abolito la censura per i giornali, allentando il controllo sulla libertà di espressione, ha permesso il rilascio del premio Nobel Aung San Suu Kyi, detenuta per vent’anni, ha concesso amnistie per centinaia di detenuti politici  e ha intrapreso gesti di apertura verso i gruppi etnici armati che combattono da decenni il regime. A dicembre il governo ha dichiarato che permetterà la diffusione di giornali privati, vietati dal regime militare, con la concessione delle prime licenze da aprile.

Nonostante i cambiamenti, però, molti problemi restano ancora irrisolti e la Birmania continua a essere uno dei paesi più poveri al mondo. Le questioni più spinose riguardano soprattutto il rapporto del governo centrale con le numerose minoranze etniche e religiose diffuse nel paese. Nello stato del Rakhine, nella Birmania occidentale, continuano da mesi gli scontri tra i buddisti e i musulmani della minoranza rohingya, non riconosciuti come cittadini dal governo centrale e vittime di gravi violazioni dei diritti umani.

Nella Birmania settentrionale, invece, negli ultimi giorni si sono intensificati i combattimenti tra l’esercito birmano e i ribelli del Kachin Indipendence Army (KIA), la minoranza etnica Kachin che chiede l’indipendenza dal governo centrale. L’esercito in questi giorni ha condotto dei raid aerei in una zona nei pressi di Laiza, il quartier generale dei ribelli vicino alla frontiera cinese, per riconquistare un accampamento. Gli scontri tra i ribelli Kachin e i soldati birmani sono ripresi nel giugno 2011, dopo 17 anni di tregua, costringendo quasi 75 mila persone a lasciare le proprie case.

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Birmania Giugno 2012

2 luglio 2012 Pubblicato da du hängst

Nell’ultimo mese, ci sono stati violenti scontri religiosi tra mussulmani e buddhisti nell’ovest della Birmania, tanto che l’ONU ha iniziato l’evacuazione del personale internazionale. La capitale dello Stato di Rakhine, in Birmania occidentale, è stata posta sotto il coprifuoco dopo le violenze tra buddisti e musulmani che hanno provocato la morte di almeno sette persone e il ferimento di altre 17.
L’hanno annunciato i media locali spiegando che la misura sarà in vigore anche in altre città dello stato durante la notte.

Gli stati uniti allentano le restrizioni agli investimenti in Birmania, la Coca Cola tornerà così dopo 60 anni nel paese. L’azienda di Atlanta ha annunciato di essere pronta a “investimenti importanti” nel Paese nei prossimi tre – cinque anni e si è impegnata a rispettare le norme etiche, i diritti umani e a non versare tangenti. Chissà perché in un paese dove i diritti umani sono in sostanza inesistenti, non riesco a credere alle promesse di questa multinazionale.

Dopo più di due decenni Aung San Suu Kyi è tornata in Europa, ovunque è stata accolta con calore, a Ginevra all’Organizzazione Internazionale del Lavoro, a Oslo, a Londra e Parigi.

A Ginevra, la signora, ha chiesto, in un intervento di 20 minuti, ai delegati dell’Organizzazione internazionale di investire in Birmania, favorendo uno sviluppo democratico che non ignori i diritti dei lavoratori.

Per favore, incoraggiate i vostri governi ad aiutarci a costruire una nuova società”. Sono consapevole che le aziende straniere non vengono soltanto per altruismo, ma mi auguro che non solo i loro profitti siano condivisi con il nostro popolo ma si rendano conto di tutto il potenziale rappresentato dalla gioventù del suo paese, vittima di un’enorme carenza educativa.

L’arrivo di Aung Suu Kyi coincide con l’abolizione dell’Ilo di alcune delle restrizioni imposte al governo birmano fra il 1999 e il 2000. La nuova giunta insediata nel marzo 2011 ha avviato una serie di riforme, fra cui una legge sul lavoro che autorizza la creazione di sindacati, riconosce il diritto di sciopero e si impegna a porre fine al lavoro forzato entro il 2015. In un comunicato del ministero del Lavoro birmano pubblicato oggi dal quotidiano ufficiale La nuova luce del Myanmar, si legge: “Grazie al sollevamento delle restrizioni il Paese potrà ottenere speciali benefici nel commercio con l’Ue”.

Non dimentichiamo però che la strada è ancora lunga, in Birmania ogni settimana vento arruolati due bambini, venduti per 40 dollari e un sacco di riso o una tanica di benzina….

La leader Birmana si dice pronta, intanto, a dirigere nel 2015 il paese.

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Birmania Maggio 2012

30 maggio 2012 Pubblicato da du hängst

Oggi Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione democratica in Myanmar, ha incontrato i migranti birmani che da anni vivono e lavorano nella confinante Thailandia. Per la Nobel per la pace è il primo viaggio all’estero in oltre 24 anni, di cui 15 trascorsi agli arresti domiciliari nella sua casa a Yangon per la lotta a favore dei diritti umani e della libertà nel suo Paese.

Aung San Suu Kyi è stata di recente eletta in parlamento e non ha mai lasciato la Birmania per paura che la giunta militare non la facesse più rientrare, una scelta non facile perché non le ha permesso nemmeno di assistere il marito malato terminale, morto a Londra.

In giornata Aung San Suu Kyi ha visitato Mahachai, un’area circa 30 km a sud di Bangkok, abitata in gran parte da lavoratori migranti birmani. Le persone hanno accolto la “Signora”, simbolo della lotta democratica contro l’esercito e il regime, intonando slogan e brandendo cartelli con scritto “Birmania libera” e “Vogliamo tornare a casa”.

Siamo riconoscenti per la visita de “La Signora” perché è una persona di valore e fonte d’ispirazione per i lavoratori birmani.
Il signor Somchai e la signorina Bow esuli birmani.

Mi viene da dire che “La signora” è fonte d’ispirazione non solo per il suo popolo, ma anche per tutti quelli che hanno seguito la sua vicenda…

A seguire, il primo giugno Aung San Suu Kyi interverrà al Forum economico mondiale, dedicando il proprio intervento al “ruolo della donna” per lo sviluppo nei Paesi Asean, l’associazione che riunisce 10 nazioni del Sud-est asiatico. Il giorno successivo visiterà la provincia settentrionale thai di Tak, dove vivono 100mila migranti appartenenti alle minoranze etniche del Myanmar, fuggite dai territori di origine per scampare alle guerre e alle repressioni della giunta militare.

Il presidente birmano Thein Sein arriverà in Thailandia solo il 4 e il 5 giugno, forse per evitare di condividere il palcoscenico internazionale con la leader dell’opposizione e venirne oscurato, come successo nelle recenti elezioni suppletive dove la Nld ha conquistato 43 dei 45 seggi disponibili, surclassando il partito di governo.

Importante affermazione del ministro birmano dell’Informazione, in una rara intervista concesse alla britannica Bbc.

Andranno avanti per cercare di trovare un terreno comune e lavorare insieme per il paese.
Kyaw Hsan

Pochi giorni dopo la visita in Thailandia, Aung San Suu Kyi si recherà in Europa per visitare Svizzera, Gran Bretagna e Norvegia, dove ritirerà il premio Nobel per la Pace assegnatole nel 1991 quando era già agli arresti domiciliari.

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Paraguay restituisce terra agli indios

30 gennaio 2012 Pubblicato da du hängst

Il governo del Paraguay ha firmato con gli indios Enxet un accordo che prevede la restituzione di 1000 ettari della loro terra ancestrale.

La decisione è stata presa dopo la lunga battaglia avuta davanti alla corte interamericana dei diritti umani.

La comunità Enxet di Kelyenmagategma, nel Paraguay settentrionale, ha lottato per decenni per riavere la propria terra, subendo un gran numero di sfratti forzati, intimidazioni e minacce.

L’accordo impegna il governo a fornire alla comunità alloggi, centri di assistenza medica, scuole e cinquecento mila dollari per sviluppare progetti nella comunità.

Il leader degli Enxet, Benitez Zavala, ha accolto la decisione con soddisfazione, ma ha detto che rimarrà vigile per assicurarsi che il governo mantenga le promesse.

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Birmania agosto-settembre 2011

3 ottobre 2011 Pubblicato da du hängst

Aung San Suu Kyi ha potuto lasciare la sua abitazione per il viaggio di un giorno in alcune località birmane. Questo è il primo atto per il suo rientro in politica.

Aung San Suu Kyi ha anche incontrato per la prima volta il presidente Thein Sein. Il colloquio è durato più o meno un ora, l’incontro è stato definito un incontro importante per la riconciliazione nazionale birmana.

La leader birmana sembra prudente ma ottimista riguardo l’evoluzione della situazione politica del paese, tanto di parlare di primavera birmana a una conferenza della Clinton Global Initiative, la fondazione dell’ex presidente Usa Bill Clinton.

Il film di Luc Besson sulla vita di Aung San Suu Kyi aprirà il festival di Roma il 27 ottobre.

Derek Mitchell, inviato speciale e coordinato ore delle politiche USA per Birmania, ha incontrato parlamentari birmani e funzionari e la leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi. Economia, sanzioni, rafforzamento dei legami commerciali con il Paese del Sud-est asiatico: sono molti i temi al centro dell’agenda, in quello che appare un primo tentativo di riavvicinamento dopo decenni di gelo, questo nonostante ancora i diritti umani non siano del tutto rispettati in Birmania, infatti Reporter sans frontières denuncia che il periodo di detenzione del giornalista birmano Sithu Zeya è stato esteso di altri 10 anni. Zeya lavorava per l’emittente Democratic Voice of Burma e la sua colpa è stata quella di aver pubblicato le fotografie di un attentato a Rangoon.

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I giocattoli fatti dai bambini cinesi

30 agosto 2011 Pubblicato da du hängst

L’organizzazione Sacom, un gruppo per la difesa dei diritti umani, che in passato aveva già svelato gli abusi commessi dalla Apple in Cina, mette in guardia i genitori dal comprare i giocattoli prodotti della Mattel, della Walmart e della Disney, perché sono prodotti in una fabbrica cinese che utilizza lavoro minorile e sfrutta fino allo stremo delle loro forze i lavoratori adulti.

La Sacom denuncia che dei dipendenti devono lavorare 120 ore extra al mese per far fronte alla domanda dei negozi occidentali, tra le accuse raccolte c’è anche l’impiego di minori al di sotto dei quattordici anni e un ambiente malsano, dove i dipendenti sono spesso maltrattati, manca un’adeguata ventilazione per l’uso di sostanze chimiche velenose.

I lavoratori sono stati prima intervistati quando non erano in azienda e poi un investigatore ha passato un mese lavorando nella Sturdy Products per verificare le informazioni ricevute e raccoglierne delle altre.

Disney, Walmart e Mattel hanno annunciato un’inchiesta indipendente sulla vicenda.

Chissà perché queste inchieste indipendenti partono solo quando queste notizie arrivano al grande pubblico, ma che di propria spontanea volontà controllino quello che avviene in queste fabbriche.

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LasciateCIEntrare.

26 luglio 2011 Pubblicato da du hängst

Ieri per l’iniziativa “LascieCIEntrare”, un gruppo tra parlamentari, attivisti e giornalisti si sono dati appuntamento all’ingresso dei CIE (Centro d’identificazione) e ai CARA (Centro di accoglienza per richiedenti asilo).

Con la scusa dell’emergenza nordafricana, il ministero degli interni, con la circolare 1305 del primo aprile 2011 ha reso di fatto inaccessibili questi luoghi fino a data da destinarsi, lo scopo della protesta è di far ritirare questo provvedimento.

Nel frattempo la detenzione è stata portata sino a diciotto mesi! Detenzione aumentata e chiusura al mondo esterno! Non è certo in questa maniera che si tutelano i diritti di chi è all’interno di quei centri, anche quei poveracci hanno dei diritti e l’isolamento dal mondo, sicuramente non li aiuta a vederli rispettati.

Racconti di reclusi del CIE romano di Ponte Galleria, parlano di persone legate con lo scotch come polli, sedate con iniezioni di tranquillizzanti. Lo riporta Redattore sociale, l’agenzia d’informazione che ha diffuso anche alcune foto scattate nel centro in cui si vede una giovane tunisina con evidenti segni di percosse e manganellate sulla schiena e sul braccio. A picchiarla, denuncia lei, sarebbero stati due uomini della guardia di finanza. Sono questi alcuni degli episodi di violenza che ogni giorno si verificano nei vari centri in tutta Italia.

E’ questo lo scopo del loro isolamento? Poter violare i diritti di disperati? Credo che l’accesso libero alla stampa sia essenziale per far rispettare le regole anche in questi luoghi.

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Divisi dal CIE

20 luglio 2011 Pubblicato da du hängst

Nazir questo è il nome del 29enne tunisino che ha vinto il ricorso contro un decreto di espulsione.

Nazir è sposato con Winny cittadina olandese di ventitré anni, si sono conosciuti in Grecia e si sono sposati.

Sono andati a vivere in Tunisia, ma la rivoluzione li ha costretti a fuggire. Winny ci è riuscita mentre Nazir alla fine si è dovuto imbarcare su una nave per Lampedusa.

Inizia l’odissea per Nazir, viene dapprima detenuto a lungo sull’isola e poi nel Cie di Trapani. Nazir ha la moglie in cinta al settimo mese ma non riusciva a vederla e lei durante una visita al campo si è sentita male. Nazir così decide di scappare per starle accanto, ma si deve nuovamente dileguare perché braccato dagli agenti.

Nonostante Winny avesse con sé l`album di foto del matrimonio, i documenti, l`atto di matrimonio ufficiale, il passaporto di lui e un visto Schengen è dovuta tornare in Olanda senza di lui e non è riuscita in due mesi a far capire ma in due mesi non sono riusciti a fare capire alle autorità che lui aveva pieno diritto di arrivare in Europa.

Una vicenda simbolo delle violazioni del diritto internazionale che si consumano all’interno dei CIE, nella civilissima italia.

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