Certo è stato un momento storico, impensabile solo poco tempo fa. Due premi nobel si sono incontrati, uno sicuramente meritato, l’altro un po’ meno dal mio punto di vista, ma questo è un altro discorso.
Obama ha incontrato Aung San Suu Kyi, un riconoscimento assoluto e soprattutto Obama la riempie di elogi:
E’ un’icona della lotta per la democrazia, ha ispirato tante persone e non solo nel suo paese: mi ci metto anch’io. Qui, proprio qui (indica la casa, ndr) ha dimostrato la forza della dignità, di chi lotta per la libertà.
Mi permetto di aggiungere che è anche la testimonianza che si può lottare in maniera differente!
Pochi giorni dopo però, tutto rientra nella triste routine di questo fortunato paese, con un blitz la polizia birmana ha disperso una protesta contro una miniera di rame nel centro-nord del Paese causando decine di feriti tra i dimostranti, ed evidenziando i limiti della libertà di manifestazione recentemente introdotta nel Paese.
Gli agenti in tenuta anti-sommossa sono intervenuti alle 3 di notte sul sito, dove dovrebbe sorgere la miniera di Monywa, un progetto birmano-cinese già esistente nella regione di Sagaing, ma di cui ora è programmata un’espansione di ulteriori 3.200 ettari, che ha già provocato lo sfratto, in molti casi senza risarcimento, dei residenti dei villaggi coinvolti.
Le foto diffuse da alcuni media birmani mostrano il divampare di fiamme sul luogo della protesta, secondo diverse testimonianze in seguito a ordigni lanciati dalle forze dell’ordine. Secondo Shin Oattama, uno dei monaci che ha assistito gli abitanti, il blitz ha causato il ferimento di 10 monaci, di cui tre in modo grave.
La protesta contro la miniera, realizzata dall’esercito birmano e da un’azienda cinese, durava pacificamente da tre mesi, e dal 18 novembre i lavori sul sito erano stati bloccati.
Ma negli ultimi giorni le autorità avevano fatto capire che la loro pazienza stava per esaurirsi; martedì, ai dimostranti era stato comunicato che se entro 24 ore non avessero sciolto il loro presidio, le forze dell’ordine sarebbero intervenute. La leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi è in arrivo oggi nella zona, per ascoltare le lagnanze dei dimostranti, in una visita programmata prima del blitz della scorsa notte.
Nel paese il risentimento verso la penetrazione economica cinese è molto diffuso. Un anno fa – il presidente Thein Sein, che con le sue riforme sta cercando di attirare investimenti occidentali per smarcarsi da Pechino, a sorpresa ordinò la sospensione della costruzione della diga di Myitsone, un enorme progetto cinese nel nord del Paese che aveva provocato una forte opposizione tra la popolazione.