16 dicembre 2009 Pubblicato da du hängst
La guerra in Afghanistan è un gran pantano, per districarsi da questa bruttissima situazione, arriveranno più uomini, gli USA ne invieranno circa 30 mila, l’italia prevede un incremento di 1000 uomini, non so dove trovino i soldi, non ci sono mai per tutto il resto, ma quando si tratta di far rischiare la vita a questi ragazzi si trovano sempre.. mah..
Alla notizia mi è venuto in mente un parallelismo:
1.Si arriverà ad avere moltissimi uomini in campo, poi però con il passare del tempo, tutti i paesi si accorgeranno che i costi da sostenere sono improponibili.
2.Si inizierà a parlare di vietnamizzazione afghanizzazione del conflitto e si ritireranno le truppe. All’inizio per non far cadere subito il paese in mani talebane, si darà appoggio aereo e lo si aiuterà mettendo in campo più “consulenti militari”.
3.Anche queste spese diventeranno insostenibili e il congresso americano, come già fece con il Vietnam, non darà più il nulla osta per il finanziamento di queste missioni.
4.Il governo afghano e il suo esercito si troveranno soli e dovranno reggere l’urto della contro offensiva talebana.
5.Ci saranno le stesse scene di panico viste a Saigon, con un clima da “si salvi chi può”? Tutti cercheranno di sfuggire, scappando, alle eventuali ritorsioni che ci saranno con il ritorno dei talebani al potere? Ho paura di sì e non tutti saranno così fortunati da riuscire ad andarsene.
Anche questa guerra, iniziata per futili motivi, finirà con una ritirata mascherata da “missione compiuta”, anche in questa guerra il prezzo più alto sarà pagato dalla popolazione vessata dalla guerra e anche dal dopo guerra.
Sono così distante dalla realtà, avendo descritto questo tipo di scenario?
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19 maggio 2009 Pubblicato da du hängst
Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane.
Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.
Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci.
Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.
Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.
Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro.
Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.
Ci siete fin qui? Secondo voi di chi stiamo parlando? Rumeni? Rom?
I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali”.
La relazione così prosegue: “Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni
che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell’Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più.
La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.
Il testo è tratto da una relazione dell’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912
Via RiaNews24
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