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Gruppo SDRENG o gruppo di pazzi?

Trattato sul traffico d’armi.

22 marzo 2013 Pubblicato da du hängst

106 Stati e tra questi paesi troviamo Austria, Belgio, Germania, Giappone, Gran Bretagna, Italia, Messico, Nigeria, R.D. Congo, Spagna, Sudafrica, Svizzera, Turchia e numerosi altri di tutti i continenti, hanno chiesto regole più stringenti per il traffico d’armi.

Dopo aver valutato la bozza finale emersa dalla precedente conferenza del luglio 2012, ritengono fondamentale un suo rafforzamento, perché un trattato debole servirebbe solo a dare una copertura legittima a commerci pericolosissimi, che andrebbero a incrementare conflitti, il crimine organizzato e il terrorismo.
Un altro comunicato separato è stato invece presentato dall’ambasciatore francese Jean-Hugues Simon-Michel a nome di Cina, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e Russia, in cui si richiede un trattato semplice, breve e facile da implementare. In particolare, essi (che sono tra i maggiori esportatori mondiali di armi) rivendicano ripetutamente il diritto sovrano nazionale a decidere comunque in merito alle esportazioni di armi in base a propri criteri specifici. E’, infine, interessante segnalare la posizione della Gran Bretagna, firmataria di ambedue i documenti.

Come si può notare, si prospetta un negoziato non facile non solo per la contrapposizione tra i paesi firmatari dei due documenti, ma anche per un’ulteriore posizione differenziata di altri paesi importanti come l’India, l’Arabia Saudita e altri. Va ricordato, infine, che gli eventuali accordi verranno presi basandosi sulla regola del consenso e non della decisione a maggioranza, fatto che da un lato complica la possibilità di raggiungere risultati concreti, ma dall’altro coinvolge inevitabilmente tutti gli stati parte, grandi importatori e grandi importatori che siano.

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I patti nucleari ignorati

28 gennaio 2013 Pubblicato da du hängst

L’opinione pubblica conosce tutto o quasi sul pericolo nucleare iraniano, ma dai massa media non viene neanche una parola, su fatti importanti e positivi come la dichiarazione di denuclearizzazione dell’Asia Centrale (con il trattato di Semipalatinsk nel 2006) o la convenzione dell’Ecowas sulle armi leggere del 2009.

Il trattato di Semipalatinsk segue ad analoghi accordi presi in America Latina, Pacifico del Sud, Asia Sud Orientale e Africa, con i quali i paesi firmatari si dichiarano zone nuclear free e rifiutano sia di dotarsi di armi nucleari, sia di consentire la presenza di armi atomiche di altrui sul proprio suolo.

La maggioranza dei paesi al mondo, dunque, sceglie la via del disarmo nucleare, mentre le potenze nucleari (USA, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna, Israele, Pakistan, India e Corea del Nord), in vario modo, continuano a detenere queste armi.
Fortunatamente il numero delle testate totali è andato diminuendo nel corso degli anni, arrivando a circa 10 mila disponibili.

C’è ancora molto da fare e qualche cosa comunque è stata fatta, ma queste notizie vengono regolarmente ignorate dai Mass Media.

Via Left N. 3

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Foxconn aumenta gli stipendi

16 aprile 2012 Pubblicato da du hängst

La Foxconn, tristemente famosa per il numero dei suicidi dei suoi dipendenti per le dure condizioni di lavoro, è fornitore Apple e massimo produttore di elettronica al mondo.

La Foxconn ha deciso di aumentare del 25 per cento i salari dei suoi dipendenti cinesi.

La compagnia ha comunicato l’aumento di stipendio proprio mentre la Ong statunitense FLA (Fair Labour Association) comincia un ciclo d’ispezioni nei suoi stabilimenti in Cina, stabilimenti al centro delle polemiche per la catena di suicidi iniziata nel 2010.

In realtà la Foxconn paga già le proprie maestranze sopra la media cinese. Il vero problema è quello dell’inquadramento sul lavoro, di tipo militare che alienizza l’intera forza lavoro della Foxconn.

 

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Accordo storico a Durban

12 dicembre 2011 Pubblicato da du hängst

I 193 paesi al summit sul clima di Durban hanno stabilito di ratificare per il 2015 un accordo che sia legalmente vincolante sul clima che dovrà entrare in vigore entro il 2020.

E’ stato istituito il Green Climate Fund da 100 miliardi di dollari annui che avrà lo scopo di aiutare i paesi più poveri a scegliere la strada dello sviluppo sostenibile e affrontare le conseguenze dei mutamenti climatici, che poi non sono mai stati creati da questi paesi.

L’accordo è stato raggiunto alle quattro della mattina e c’è compreso l’impegno a mantenere in vigore i meccanismi e i limiti delle emissioni di Co2 fissati dal protocollo di Kyoto, almeno sino al summit in Qatar nel dicembre 2012.

L’India e la Cina hanno puntato i piedi ma alla fine hanno accettato un accordo con forza legale, che a questo punto diventa un accordo storico.

Speriamo che sia la volta buona e non si tratti dei soliti accordi presi solo su carta.

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La Diga Myit Sone

7 novembre 2011 Pubblicato da du hängst

La costruzione della colossale diga di Myit Sone sarà bloccata per tutta la durata del mio mandato, in altre parole almeno fino al 2015, perché occorre seguire il desiderio del popolo.

Then Sein, ex generale della giunta birmana.

Il progetto era riuscito a scontentare quasi tutti. La popolazione raccolta intorno alla confluenza dei due fiumi che danno origine all’Irrawaddy, lì le evacuazioni forzate riguarderebbero non meno di dodici mila persone e sessantatré villaggi.

Contro la diga, che diventerebbe la più alta del mondo (152 metri), si era mossa la stessa Aung San Suu Kyi che con sollievo ha accolto la notizia sulla diga.

Myit Sone è cinese. Cinesi le società che dovrebbero costruire e gestire (China Gezhouba Group e China Power Investment) un’opera da 3,6 miliardi di dollari per una capacità di sei mila megawatt. E alla Cina sarebbe dovuto andare il 90% dell’energia prodotta. La contrarietà delle organizzazioni ambientaliste si è saldata con le istanze dell’opposizione. Occorrerà poi vedere se lo stop alla diga placherà le milizie della minoranza kachin (il Kia, 8-10 mila uomini in armi), attivo dagli anni Sessanta per inseguire autonomia o indipendenza.

La Birmania in questo momento ha quasi un ammorbidimento. Il ministro Aung Kyi, ha incontrato per l’ennesima volta Aung San Suu Kyi, già in agosto la signora era stata ricevuta dallo stesso Thein Sein. Una Birmania in via di democratizzazione (reale?) aprirebbe nuove porte all’America e all’Europa, per tentare di contendere alla Cina gli spazi conquistati approfittando delle sanzioni e dell’isolamento occidentale.

A volte ho la sensazione, che tutto la voglia di democratizzare la Birmania, sia solo per questione economiche e per le sue materie prime.. E mi vengono i brividi!

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I giocattoli fatti dai bambini cinesi

30 agosto 2011 Pubblicato da du hängst

L’organizzazione Sacom, un gruppo per la difesa dei diritti umani, che in passato aveva già svelato gli abusi commessi dalla Apple in Cina, mette in guardia i genitori dal comprare i giocattoli prodotti della Mattel, della Walmart e della Disney, perché sono prodotti in una fabbrica cinese che utilizza lavoro minorile e sfrutta fino allo stremo delle loro forze i lavoratori adulti.

La Sacom denuncia che dei dipendenti devono lavorare 120 ore extra al mese per far fronte alla domanda dei negozi occidentali, tra le accuse raccolte c’è anche l’impiego di minori al di sotto dei quattordici anni e un ambiente malsano, dove i dipendenti sono spesso maltrattati, manca un’adeguata ventilazione per l’uso di sostanze chimiche velenose.

I lavoratori sono stati prima intervistati quando non erano in azienda e poi un investigatore ha passato un mese lavorando nella Sturdy Products per verificare le informazioni ricevute e raccoglierne delle altre.

Disney, Walmart e Mattel hanno annunciato un’inchiesta indipendente sulla vicenda.

Chissà perché queste inchieste indipendenti partono solo quando queste notizie arrivano al grande pubblico, ma che di propria spontanea volontà controllino quello che avviene in queste fabbriche.

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Birmania Giugno 2011

30 giugno 2011 Pubblicato da du hängst

Zarganar, attore, scrittore e produttore birmano. E’ condannato a cinquantanove anni di prigionia. Una battuta pungente o un monologo di satira politica, pratiche normali e abitudinarie nel nostro modo di vedere e pensare, lì sono punite e per questo è stato condannato. Amnesty International ha aperto una pratica di liberazione per Zarganar. Intanto la sua pena è stata ridotta a solo trentatré anni.

Il 19 giugno è stato il giorno del compleanno di Aung San Suu Kyi, ed ha ricevuto la visita di una delegazione europea, l’Europa, infatti, ha diminuito la pressione dell’embargo nei confronti della Birmania, anche se per molti attivisti ed esuli birmani questi gesti non erano da fare. Alla festa del compleanno di Aung San Suu Kyi sarà presente anche uno dei suoi figli, Kim Aris, che dalla Gran Bretagna, ha ottenuto il visto per poter visitare la madre. Questa è la prima volta in otto anni che Aung San Suu Kyi potrà festeggiare insieme al figlio.

Il significato politico della mia liberazione è abbastanza semplice: il governo birmano voleva dimostrare che, a modo suo, segue le regole. Ma è accaduto solo perché il focus dell’opinione pubblica mondiale era concentrato su di me. Voglio ricordare che in questo momento che ci sono oltre duemila prigionieri politici nelle carceri birmane.
Aung San Suu Kyi

L’appello a liberare 2000 prigionieri politici l’ha ripetuto al congresso americano tramite videoconferenza, dove ha anche chiesto una commissione d’inchiesta per accertare le violazioni dei diritti umani e per fare in modo che non si ripetano. Gli Stati Uniti sostengono il principio di un’inchiesta dell’Onu ma non hanno preso alcuna iniziativa.

Il sindaco di Torino Piero Fassino ha consegnato ad Aung San Suu Kyi l’attestato di cittadinanza onoraria. Fassino ha guidato una delegazione dell’Ue in Myanmar nella sua qualità di Inviato Speciale dell’Unione Europea per Birmania/Myanmar.

Ci sono degli scontri tra l’esercito e i ribelli Kachin nel nord della Birmania, al confine con la Cina. Si parla di alcuni morti e di settemila profughi, la fonte è il giornale locale Kachin News Group. La causa della ribellione sono stati i progetti economici cinesi, che prevedono la costruzione in quel territorio di gasdotti, oleodotti e di due dighe, che la compagnia cinese di proprietà statale Datang sta costruendo al confine tra i due Paesi, in territorio Birmano, sul corso del fiume Salween (Nujiang in cinese). Evidentemente la protezione della Cina all’Onu ha il suo tornaconto.

Parlai nei post passati sulla Birmania, del film che Luc Besson sta girando sulla vita di Aung San Suu Kyi, l’attrice Michelle Yeoh che interpreterà il ruolo della leader è stata espulsa dalla Birmania.

Chiudo con una bella notizia:

Il programma di aiuto e ricostruzione dell’Ordine di Malta, avviato immediatamente dopo il ciclone nargis, è giunto ora a compimento. Il programma ha coinvolto 200 e 120 mila persone. Ogni villaggio ha ora scorte di acqua per un anno, grazie alla ricostruzione e messa in sicurezza di laghi e pozzi e alla realizzazione di serbatoi per la raccolta dell’acqua piovana. Per migliorare le condizioni di salute di madri e figli, in ciascun villaggio è stato creato un gruppo di sostegno per le madri. Corsi di formazione per ostetriche sono stati organizzati per assicurare che le donne in gravidanza possano partorire in maniera sicura.

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La Madre di tutte le acque

15 aprile 2011 Pubblicato da du hängst

Finalmente in Laos

Il Mekong, in Laos è conosciuto come “Me Nam Khong”, la madre di tutte le acque.
Il nome lascia intuire come questo fiume sia la vita per molti laotiani e non solo.

Partendo da Huay Xay fino a Luang Prabang, ho passato due giorni a navigare questo fiume, con una sosta, circa a metà strada nella cittadina di Pak Beng. Sono stati due giorni splendidi, soprattutto il secondo, dove ho avuto una posizione privilegiata per osservare il fiume, mi sono accomodato sul tetto dell’imbarcazione, ma questo sarà un altro post.

Finalmente in Laos

Il Mekong porta acqua per dissetare le popolazioni, per le risaie, per la giungla e per le piantagioni di frutta e verdura, sostenendo nel suo lungo cammino ogni specie di vita.

La valle del Mekong è rimasta inalterata fino agli anni novanta, da quel momento in poi un exhalation in nome dello sviluppo tecnologico ha messo seriamente a rischio questo fiume e il suo habitat.

Uno degli esempi più eclatanti è quello del pesce gatto del Mekong, esemplare che può arrivare a pesare anche 300 kg, che è sempre più raro, forse a causa della distruzione dei luoghi dove andava a deporre le uova, nella parte cinese del fiume.
Oggi una decina di barriere di cemento interrompono il corso del fiume in diversi punti per produrre migliaia di megawatt di energia elettrica. Con le dighe sono nate le tensioni per il controllo delle acque: soprattutto quelle cinesi nell’alto Mekong non sono ben viste dagli altri Paesi del bacino, perché consentono di mutare portata e direzione dell’acqua che arriva a valle.
La madre di tutte le acque

La portata d’acqua del fiume è diminuita fino a rendere difficile la navigazione e nella stagione di secca la situazione si complica ancora di più.
Per il futuro non si prospetta nulla di buono. I dirigenti cinesi vorrebbero rendere il Mekong navigabile per le grandi imbarcazioni, cancellando a scoppi di dinamite rapide e scogliere.

Nelle valli del Mekong, in una regione dove un terzo delle persone vive con pochi dollari al giorno, è in gioco la sopravvivenza di oltre 100 popolazioni: riso e pesce costituiscono l’alimento base per le famiglie dei villaggi semi-galleggianti del grande fiume.

L’allarme viene dalla Mekong River Commission (Mrc), l’organizzazione che ha redatto nel 2003 il Challenge Programme, con l’obiettivo di attuare sfruttamento delle risorse e sviluppo economico sostenibili nel Mekong.

Il MRC ha però un ruolo a dir poco contradditorio, secondo l’ong ambientalista, IRN (International Rivers Network) è stato proprio MRC insieme all’Asian Development Bank a proporre la costruzione di 100 dighe negli ultimi dieci anni, molti di questi progetti sono già realizzati e una delle più grandi minacce è il piano cinese di erigere otto dighe nell’alto Mekong.Viste dal Mekong

Tutto questo progresso tecnologico non allevierà la miseria degli abitanti ma con tutta probabilità peggiorerà le loro condizioni.
Vita sul Mekong

Vita sul Mekong
Viste dal Mekong
Vita sul Mekong
Pak Beng
Coltivazioni in riva la fiume

Vita sul Mekong
Vita sul mekong
Pak Beng
La Madre di tutte le acque

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Birmania aggiornamento

31 marzo 2011 Pubblicato da du hängst

La giunta militare in Birmania è stata ufficialmente sciolta, il comunicato è stato reso noto dalla TV di stato. Il nuovo governo è entrato in carica assieme al nuovo presidente birmano Thein Sein.

Non c’è da farsi illusioni, molti generali hanno dato le dimissioni dal loro incarico di facciata, ma sono rimasti in politica, in pratica è solo un cambio di pelle, nulla cambia nella sostanza.

Thein Sein, infatti, è un generale o ex, il numero cinque per importanza, presiede la National Convention Convening Commission, una struttura che si dovrebbe occupare della transizione verso la democrazia.

Aung San Suu Kyi intanto rilascia un’intervista. La donna è libera da quattro mesi, ma si dichiara libera in un paese prigioniero.

A una domanda su una no fly zone, in Birmania, la Suu Kyi risponde in questa maniera:

Ride: “No, ma faranno un rapporto e daranno il loro parere… Seriamente, spero che non diventi come la Libia, sarebbe molto triste per il mio Paese. Abbiamo scelto la strada della non violenza perché pensiamo che c’è già stata molta violenza nel passato e questi golpe militari sono violenti per natura”.

Inoltre mi viene da aggiungere, nella zona l’influenza cinese è un dato di fatto e la Cina non permetterebbe mai un intromissione in quella zona. La Birmania rifornisce, infatti, di gas e petrolio la Cina.

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Birmania Dicembre 2010

30 dicembre 2010 Pubblicato da du hängst

Aung San Suu Kyi ha dichiarato di non aspirare ad avere incarichi politici, l’ha affermato nell’intervista rilasciata per il giornale Straits Times di Singapore.

Ciò a cui aspiro è la costruzione di un sistema democratico forte e duraturo a Myanmar, non è importante chi sia il presidente se le istituzioni democratiche sono genuine e forti.

L’ambasciatore del Belgio, nazione che detiene la presidenza della UE, ha incontrato la Aung San Suu Kyi, per portare la solidarietà dell’Europa.

Nei documenti di Wikileaks si parla anche di Birmania, il leader della giunta birmana Than Shwe era pronto a sborsare un miliardo di dollari per acquistare il club calcistico Manchester United, tutto questo avveniva mentre il popolo birmano aveva bisogno di aiuti a causa della devastazione portata dal ciclone Nargis. Wikileaks riporta anche che sarebbe in corso la costruzione di siti nucleare segreti con la partecipazione della Corea del Nord, di fatto l’intenzione di voler costruire una centrale nucleare per uso civile non è un mistero, la Birmania aveva firmato un accordo con la Russia in passato, ma non si è mai concretizzato per la mancanza di fondi. Sempre da documenti diplomatici pubblicati da Wikileaks, viene evidenziato come la Cina sia frustrata dal comportamento dei leader Birmani, ma teme troppo l’instabilità birmana per cercare di imporre una loro qualsiasi volontà, in sintesi la Cina sostiene la Birmania non perché gradisca il suo regime, ma perché la sua instabilità, in particolare quella delle minoranze etniche presenti alla frontiera, farebbe temere un afflusso di profughi. Sempre da altri cablogrammi viene evidenziato il fatto che la Aung San Suu Kyi sembra abbia intenzione di svecchiare il partito e ha chiesto alle nuove generazioni una maggiore assunzione di responsabilità. La Lega Nazionale per la democrazia (LND) ha tra le sue fila moltissimi ottantenni e novantenni, che hanno reso il partito strettamente gerarchico, le idee dei giovani non sono richieste e nemmeno incoraggiate e i giovani che sono considerati troppo attivi sono espulsi regolarmente.

La quantità di oppio prodotto in Birmania è cresciuta del 73 per cento e raggiungerà le 580 tonnellate, il 16 per cento della produzione mondiale. La crescita è dovuta alla scarsa sicurezza alimentare della regione, causata dalla deforestazione e la conseguente erosione del suolo. In molti quindi hanno iniziato a coltivare l’oppio perché cresce anche in terreni aridi, inoltre anche i ribelli aumentano la produzione di oppio per comprare armi e poter combattere la giunta, le minoranze sono sempre più minacciate dal governo e per sostenersi e difendersi usano il narcotraffico, detto in parole povere c’è un ritorno del Triangolo D’oro come negli anni ’60 e ’70.

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