1 febbraio 2010 Pubblicato da du hängst
La minoranza Rohingya scappata in Bangladesh negli anni ’90, a causa della violenta repressione voluta dalla giunta nei loro confronti, potrà fare ritorno. La giunta birmana ha deciso che nove mila dei ventotto mila rifugiati potranno rientrare nel paese. Secondo molte associazioni, tra cui Amnesty International, il Bangladesh sarebbe pronto a qualsiasi compromesso pur di liberarsi della minoranza mussulmana Rohingya. Sembra che almeno 550 dei mille clandestini che nel corso degli ultimi tempi hanno tentato di abbandonare in barca, il Bangladesh siano morti in mare.
La giunta fissa le elezioni per il 2010, in realtà non sono indicate precisamente né la data delle elezioni né il modo di quest’ultime. L’unica cosa che è certa è che il voto si baserà sulla costituzione, che riserva un’ampia parte di seggi ai militari e ai loro fidati alleati, in qualsiasi caso la nuova costituzione esclude dai pubblici uffici chiunque sia stato sposato con uno straniero, Aung San Suu Kyi è vedova del britannico Michael Aris.. E’ comunque è sempre costretta agli arresti.
Chiarito che saranno indette le elezioni, inizia la campagna elettorale: tre attivisti del LND (Lega nazionale per la Democrazia), principale partito di opposizione, sono stati arrestati e condannati a tre anni di lavori forzati. I tre membri (Tin Shwe Gyo, Ma Cho e Sein Hlaing) sarebbero colpevoli di aver violato la legge sull’associazionismo, accettando denaro da un membro di un partito bandito dalle autorità birmane. Secondo l’avvocato Kyaw Ho, non c’erano c’erano né testimoni né documenti validi a sostegno delle accuse, ma sono stati condannati, nonostante i giudici non siano riusciti a provare nulla.
Aung San Suu Kyi tornerà libera a Novembre 2010 quando scadranno gli arresti domiciliari, l’ha detto il ministro degli interni Maung Oo, in pratica un mese dopo lo svolgimento delle elezioni.
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5 gennaio 2010 Pubblicato da du hängst
Le foreste settentrionali della Birmania sono devastate dalle imprese cinesi, che importano illegalmente legnami pregiati. Nel 2006, alcuni investigatori della Global Witness, si sono presentati presso alcune di queste ditte, facendosi passare come clienti, tredici delle quattordici imprese erano in grado di avere rifornimenti di legname birmano, nonostante le restrizioni. Sono tutte industrie internazionali che esportano in tutto il mondo. La Cina controlla il 10% del traffico internazionale del legname e probabilmente circa la metà del teak è di origine illegale.
La relazione bilaterale con la Cina è, per la Birmania, di fondamentale importanza. La Cina “protegge” la Birmania da molte risoluzioni Onu, la Birmania a sua volta le permette di sfruttare tutte le sue risorse di materie prime: gas, petrolio e legname. Un altro grande progetto sta nascendo in questi giorni, sul suo sito, la National Petroleum Corporation, ha dato l’annuncio dell’avvio dei lavori per la costruzione di un oleodotto, che collegherà il porto birmano di Maday Island, sull’oceano indiano, con Ruili, città nello Yunnan, un’opera di 771 Km, che darà alla Cina uno sbocco sull’Oceano indiano.
La corte suprema birmana esaminerà l’appello di Aung San Suu Kyi contro il prolungamento degli arresti domiciliari, la quale è riuscita anche ad ottenere il permesso per vedere il leader del suo partito. L’incontro c’è stato con il permesso della giunta, alcuni dei leader sono gravemente malati e sono molto anziani. La leader birmana ha avuto poi l’ennesimo incontro, il terzo in due mesi, con il ministro del lavoro Aung Kyi, il colloquio è durato all’incirca quarantacinque minuti. La domanda di incontrare il generale Than Shwe, il numero uno del regime, nella richiesta era specificata la volontà della Aung San Suu Ky di voler collaborare con il governo nell’interesse della Birmania, non è rimsata senza risposta, infatti il regime attraverso i media di stato, ha definito la donna una disonesta:
Le sue lettere suggeriscono la sua disonestà e sono pensate per danneggiare l’immagine del governo, dando tutte le colpe al governo..
Un attentato ha colpito la parte nord orientale del paese, la colpa è stata attribuita ai separatisti Karen. Nelle notizie, però, non si citano prove che dimostrino la responsabilità del Knu (Karen National Union). Piccole esplosioni in luoghi pubblici, come i mercati o i templi buddisti, sono piuttosto comuni in Myanmar e il governo militare accusa spesso i guerriglieri del Knu.
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30 novembre 2009 Pubblicato da du hängst
Aung San Suu Kyi è riapparsa in pubblico dopo anni di prigionia, ha incontrato il segretario di stato statunitense, Kurt Campbell. Il riserbo sugli argomenti trattati è totale. C’è chi parla di una distensione fra gli USA e la giunta militare con a capo Than Shwe, che non era presente all’incontro, c’era il primo ministro Thei Sein, in pratica sembrerebbe essersi aperto uno spiraglio diplomatico, con gli USA impegnati a cercare di assicurare la regolarità delle elezioni del 2010.
Un responsabile governativo della giunta, Min Lwin, in visita a Singapore, ha annunciato che Aung San Suu Kyi, potrebbe essere rilasciata per permetterle di partecipare alle prossime elezioni generali. Speriamo solo che non siano dichiarazioni di facciata utile per raggiungere qualche altro scopo.
In una lettera data 11 novembre la leader dell’opposizione birmana ha chiesto un incontro con il capo della giunta. Nella lettera si dichiara disposta a collaborare per l’interesse della Birmania.
A muovere le acque, dovrebbe essere stato l’appello di Barack Obama, che ha offerto alla Birmania di riprendere i rapporti se farà’ aperture democratiche e libererà’ i prigionieri politici, tra cui la stessa Leader. Sarebbe il primo incontro con l’uomo forte della giunta, dopo il suo arresto nel 2003.
Il 13 novembre la leader dell’opposizione ha presentato l’appello contro l’ultima condanna a 18 mesi di arresti domiciliari. La condanna impedirebbe alla Aung San Suu Kyi di partecipare alle elezioni, nonostante le dichiarazioni di Min Lwin.
Nel 1990 il partito del premio nobel vinse le elezioni ma il risultato fu annullato dalla Giunta.
L’ONU condanna la Birmania per le violazioni dei diritti umani.
La motivazione della condanna parla di “ sistematiche violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali del popolo birmano”.
Le accuse sono state tutte ovviamente respinte dal generale Than Swe, che ha definito la risoluzione “carente in modo palese “ e “un mezzo per mantenere le pressioni insieme alle sanzioni”.
La mozione dell’ONU non è vincolante ovviamente.
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30 ottobre 2009 Pubblicato da du hängst
Il ricorso in appello per Aung San Suu Kyi è stato accettato, ma come era prevedibile in appello sono stati confermati i 18 mesi di detenzione, con questa sentenza la leader birmana non potrà presentarsi alle elezioni del prossimo anno.
Aung San Suu Kyi ha anche incontrato diplomatici occidentali, chiedendo espressamente di revocare le sanzioni imposte dalla comunità internazionale contro la Birmania, sanzioni che ricadono anche sul popolo birmano.
La grande oppositrice della giunta ha quindi ammorbidito la sua posizione.
Non molto tempo fa era irriducibile ed invitava a boicottare la giunta e l’economia a quest’ultima legata. Gli USA, però, hanno cambiato atteggiamento, vogliono mantenere le sanzioni ma allo stesso tempo vogliono iniziare a dialogare con il regime, la donna ha accolto positivamente la nuova situazione, a patto che nel dialogo fosse coinvolta anche l’opposizione.
Aung San Suu Kyi ha scritto una lettera al generale Than Shwe dando la sua disponibilità a collaborare, ha poi incontrato per due volte il ministro del Lavoro Aung Kyi, suo unico interlocutore con il governo e che non incontrava dal 2008. Negli incontri ha ottenuto di vedere alcuni ambasciatori occidentali.
A questo punto non si esclude neppure un incontro tra la donna e il generale Twan Shwe, così come ha detto Nyan Win, uno dei più importanti esponenti del NLD.
Ovviamente la “nuova” Aung San Suu Kyi ha diviso gli attivisti birmani sparsi per il mondo, c’è chi pensa che sia ora di cambiare politica verso la giunta e chi vuole continuare ad isolare il regime. Il timore più grande di quest’ultimi, è che la disponibilità del premio Nobel, venga usata per dare un immagine moderata della giunta a livello internazionale e sfruttare il nuovo clima che si creerà, per consolidare il proprio potere.
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Il 26 settembre 2007 iniziava quella che poi sarebbe stata chiamata la “rivoluzione zafferano”, sono già passati due anni, forse parte del mondo ha dimenticato o accantonato il problema birmano che rimane in tutta la sua tragica realtà. 11 attivisti sono stati condannati con pene che vanno dai 5 ai 10 anni per aver tentato di organizzare manifestazioni in ricordo dell’anniversario. Tre degli attivisti, Ashin Sandimar, Wunna Nwe e Tun Lwin Aung stavano già scontando pene comprese tra gli 8 e i 13 anni per aver violato le norme sull’associazionismo.
Secondo poi l’agenzia birmana Irrawady, nell’ultimo mese molti attivisti anche reclusi hanno tentato di organizzare iniziative in ricordo del 26 settembre 2007, ma la repressione della giunta non si è fatta attendere, molti monaci buddisti sarebbero stati arrestati per evitare manifestazioni, ormai risultano 224 monaci tra i 2119 prigionieri politici detenuti. Nell’ultima amnistia concessa dalla giunta, tra i 7114 detenuti sono 127 erano da considerare prigionieri politici e tra i 127 solo 4 erano monaci.
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30 settembre 2009 Pubblicato da du hängst
U Gambira è rinchiuso a 3 giorni da Mandalay, la madre per raggiungere questa prigione isolatissima, deve fare tre giorni di barca. U Gambira è il fondatore dell’alleanza dei monaci birmani e tra i protagonisti delle rivolte pacifiche del 2007, è condannato a 69 anni di carcere per avere invitato la popolazione a pregare per la liberazione di Aung San Suu Kyi.
La richiesta di appello di Aung San Suu Kyi è stata accettata e il 18 settembre si è aperto il nuovo processo, anche se lei non potrà parteciparvi. Per evitare sorprese intanto Aung San Suu Kyi sta facendo ristrutturare la sua casa, per evitare visite indesiderate.
Dopo l’offensiva di agosto contro l’etnia kokang, non si è ancora arrestata la fuga dei profughi nella regione cinese dello Yunnan, stime dell’Unhcr e delle autorità cinesi parlano di 40mila rifugiati, di cui 20mila sarebbero ancora nei campi di accoglienza allestiti dalle autorità locali. Scappano anche gli uomini d’affari cinesi, che nella regione commerciano pietre preziose e legname, per questo motivo dopo molti anni, Pechino ha rivolto decise rimostranze nei confronti della giunta, ma non sono servite a molto, ora i generali sono impegnati verso il voto del 2010 e non vogliono sorprese.
La Cina alza la voce, ma continua gli affari con la Birmania, sta costruendo un gasdotto che le consentirà di approvigionarsi dei giacimenti off-shore della Birmania.
Lo Shwe Gas Movement, un gruppo di attivisti in esilio in diversi paesi, ha chiesto alla Cina di fermare la costruzione del gasdotto.
La Birmania ha enormi problemi energetici e quindi il gasdotto non farebbe altro che peggiorare ancora di più la situazione. Il gasdotto sarà di 4000 km e dovrebbe essere realizzato dal China National Petroleum Corporation e garantire alla giunta 29 miliardi di dollari di introito.
La Birmania ha annunciato un amnistia per 7114 detenuti, non si sa se vi sono compresi anche prigionieri politici, evidentemente per il consiglio generale dell’ONU, la Birmania, o meglio i suoi generali avevano bisogno di un vestito di gala.. L’ultima amnistia concessa dalla giunta risale allo scorso mese di febbraio, quando 6.313 prigionieri, per lo più criminali comuni ma anche una ventina di oppositori politici, furono rilasciati.
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31 agosto 2009 Pubblicato da du hängst
La Condanna in agosto a Aung San Suu Kyi è arrivata puntuale.
Il primo processo l’ha condannata a 3 anni di lavori forzati, il generale Than Shwe ha poi “graziato” Aung San Suu Kyi, riducendo la pena a 18 mesi di arresti domiciliari e a Yettew che è stato espulso dal paese. Il grave reato di cui si sarebbe macchiata è quello di aver ospitato lo statunitense John Yettaw senza autorizzazione. I 18 mesi non sono certo una condanna casuale infatti questa impedirebbe alla leaderdel National League for Democracy che aveva vinto le elezioni del 1990, di partecipare alle prossime elezioni. I legali hanno annunciato che ricorreranno in appello.
La Cisl intanto denuncia che l’italia continua ad importare materie prime dalla Birmania, tra cui il pregiato legno Tek. Cecilia Brighi infatti denuncia che attraverso la copertura di società cinesi il flusso di importazione di materiali non si è mai fermato. La comunità internazionale in pratica alza la voce, ma di effetti concreti ne ottiene ben pochi.
Nuovi scontri tra militari del Myanmar e alcuni gruppi di etnia Kokang, stanno spingendo migliaia di civili a fuggire in Cina. L’Alto commissariato per i rifugiati comunica che nelle ultime settimane già in trenta mila sarebbero fuggiti nello stato cinese dello Yunnan. I rifugiati sono stati accolti in diversi campi, dove stanno ricevendo acqua, cibo e alloggi.
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31 luglio 2009 Pubblicato da du hängst
Ashin Sopaka è un monaco buddista in esilio a Colonia in Germania.
Secondo Sopaka, il popolo birmano è al limite della sopportazione e non esclude che ci saranno nuovamente proteste ancor più clamorose di quelle del 2007, con la partecipazione in massa non soltanto dei monaci ma anche della popolazione.
Sopaka ha ancora i suoi contatti con la Birmania, infatti spiega che la prigione dove si trova Aung San Suu Kyi è inavvicinabile, bisogna rimanere a 300 metri di distanza, a proposito il verdetto è atteso per oggi e nonostante gli appelli probabilmente sarà di colpevolezza.
Nei giorni scorsi 1500 manifestanti hanno tenuto un presidio di fronte alla prigione, la polizia non è riuscita a respingere i manifestanti, ma hanno arrestato due attivisti della National League for Democracy, movimento fondato dalla stessa Aung San Suu Kyi, la quale nel frattempo ha ricevuto il premio “Ambasciatore della coscienza” da parte di Amnesty International.
Duranti il Festival di Cannes, Sopaka ha cercato di attirare l”attenzione dei media internazionali,
insieme a Milena Kaneva autrice del pluripremiato documentario sulla Birmania “Total Denial”, hanno esposto striscioni, pregato davanti alla stampa e distribuito materiale informativo.
I media sembrano essere stati interessati alla questione, ma secondo Sopaka l’occidente dovrebbe aumentare la pressione sulla Giunta, infatti nonostante l’occidente a parole pone pressione al governo birmano, gli investimenti tra il 1998 e il 2002 sono stati di quattro miliardi di dollari, miliardi che finiscono nelle tasche dei militari mentre la popolazione rimane in misere condizioni.
L’esempio del documentario racconta la costruzione di un oleodotto, dove sono coinvolte le aziende TOTAL (francese) e della Unocal (USA).
L’autrice Milena Kaneva ha denunciato più volte il disinteresse mostrato da molti media importanti, tra cui Bbc e Rai, i quali, dopo iniziali contatti, hanno rifiutato di trasmettere il documentario.
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30 giugno 2009 Pubblicato da du hängst
Qui e qui trovate gli elenchi aggiornati delle aziende italiane che hanno rapporti con la Birmania La lista si è trasformata, sono spariti tutti i grandi gruppi: Bulgari, che si è impegnata a non importare più pietre preziose dalla Birmania, non ci sono più Oviesse e Foppapedretti, che dal Paese del sudest asiatico importavano mobili di tek per la grande distribuzione. Il numero delle ditte si è notevolmente ridotto, è facile intuire che chi non compare nella lista non è detto che abbia smesso di importare, con le triangolazioni si riesce ad aggirare tranquillamente l’ostacolo, non esiste una tranciabilità dei materiali.. Chi fa affari con la giunta probabilmente non gli interessa se quest’ultima recluta bambini soldato. Non gli interessa che la minoranza Karen abbia dovuto cercare rifugio in Thailandia, si parla di sei mila profughi, quasi tutti donne e bambini, che cercano di sfuggire alla persecuzione delle milizie filo governative.
Le autorità giudiziarie intanto, hanno rinviato a data da destinarsi la prossima udienza della leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi. Si sta aspettando la decisione della Corte Suprema, che dovrebbe decidere se far testimoniare altre due persone a favore della difesa. La Corte Suprema ha già manifestato forte contrarietà alla richiesta, ma ancora non si è espressa in proposito.
Aggiornamento dell’ultima ora, la corte suprema si è espressa ed ha respinto la richiesta della difesa di far testimoniare altre persone a favore di Aung San Suu Kyi.
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28 maggio 2009 Pubblicato da du hängst
E’ passato un anno dal tragico passaggio del ciclone Nargis, che provocò devastazione e morte, non dando pace a questo martoriato paese.
La giunta, per festeggiare, sta cercando di incastrare Aung San Suu Kyi. Stava per tornare libera e il prossimo anno, se rispettano gli impegni ci saranno le elezioni “libere”. Saranno sicuramente pilotate e truccate, ma perchè rischiare?
Eliminata in questo modo la loro principale avversaria si mettono al riparo da qualsiasi sorpresa. Come dice una pubblicità, “Gli piace vincere facile”.
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30 aprile 2009 Pubblicato da du hängst
Il 27 maggio dovrebbe finire la detenzione di Aung San Sun Kyi, dovrebbe perché non è detto purtroppo che i generali proroghino questa scadenza.
L’UE intanto prorogherà di un anno, fino ad aprile del 2010 le sanzioni economiche contro la Birmania, lo scopo è quello di rendere trasparente il cammino verso le elezioni del 2010.
In Thailandia, alla fine di tre giorni di congresso, è risorto il Ftub (Federazione dei sindacati birmani). Il nuovo presidente è U Hla Oo e Maung Maung come segretario generale. Il sindacato a redatto un nuovo statuto e si propone di combattere lo sfruttamento schiavista dei lavoratori da parte della giunta.
Amnesty International lancia un appello per l’attore comico Zarganar, condannato a 59 anni di carcere, per aver violato la legge sulle comunicazioni elettroniche. È stato arrestato il 4 giugno 2008 per aver raccolto e distribuito aiuti privati seguiti al ciclone Nargis del mese prima, per aver duramente criticato la giunta per la gestione della crisi e per aver fatto conoscere la portata della devastazione che la stampa nazionale, controllata dal regime, non aveva denunciato.
È detenuto nel carcere di Myitkyina, nello stato di Kachin, a quattro giorni di viaggio dalla sua famiglia che pertanto non può fornirgli medicine e cibo necessari. Chi volesse può anche firmare l’appello qui.
Non possiamo finanziare compagnie che supportano la dittatura militare in Birmania attraverso la vendita di materiale militare
Con questo parole il ministro delle finanze norvegese ha annunciato che il fondo pensione governativo ha venduto le azioni del gruppo cinese Dongfeng Motor, che vende camion militari al regime della Birmania. Tanto di cappello alla Norvegia.
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