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Gruppo SDRENG o gruppo di pazzi?

I patti nucleari ignorati

28 gennaio 2013 Pubblicato da du hängst

L’opinione pubblica conosce tutto o quasi sul pericolo nucleare iraniano, ma dai massa media non viene neanche una parola, su fatti importanti e positivi come la dichiarazione di denuclearizzazione dell’Asia Centrale (con il trattato di Semipalatinsk nel 2006) o la convenzione dell’Ecowas sulle armi leggere del 2009.

Il trattato di Semipalatinsk segue ad analoghi accordi presi in America Latina, Pacifico del Sud, Asia Sud Orientale e Africa, con i quali i paesi firmatari si dichiarano zone nuclear free e rifiutano sia di dotarsi di armi nucleari, sia di consentire la presenza di armi atomiche di altrui sul proprio suolo.

La maggioranza dei paesi al mondo, dunque, sceglie la via del disarmo nucleare, mentre le potenze nucleari (USA, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna, Israele, Pakistan, India e Corea del Nord), in vario modo, continuano a detenere queste armi.
Fortunatamente il numero delle testate totali è andato diminuendo nel corso degli anni, arrivando a circa 10 mila disponibili.

C’è ancora molto da fare e qualche cosa comunque è stata fatta, ma queste notizie vengono regolarmente ignorate dai Mass Media.

Via Left N. 3

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Piccole Anime Salve

19 settembre 2012 Pubblicato da du hängst

Bambina Malinconica

Una pièce dei bambini cambogiani contro gli abusi del turismo sessuale. L’iniziativa è della rete Ecpat che ha deciso di raccontare lo sfruttamento sul palco Gli attori sono minori dei quartieri a rischio di Phnom Penh. Che così imparano a riflettere sui pericoli che corrono, per proteggere se stessi e le proprie comunità

Ludovica Jona

Sok sbatte con violenza la bottiglia sulla schiena di keat: e’ ubriaco e picchia la moglie che, per mancanza di soldi, non ha preparato la cena. Poco dopo, quando arrivano due donne ben vestite che gli propongono di anticipargli il denaro per far lavorare le due figlie in città, acconsente senza esitazione. Le ragazze cominciano così a essere schiavizzate dalle due “ladies” che contrattano il loro prezzo sul mercato del sesso.

Le vicende delle due giovani sono parte di uno spettacolo teatrale realizzato da Ecpat, rete internazionale di ong contro lo sfruttamento sessuale dei minori, per coinvolgere gli adolescenti nella lotta contro l’abuso a Rusey Keo, quartiere della periferia di Phnom Penh. Una platea di ragazzini, che segue con attenzione gli avvenimenti sul palco, esplode in urla eccitate nel momento in cui “il cliente” esce dall’angolo in cui una delle ragazze è stata relegata, facendo il gesto di riallacciarsi i pantaloni.

Ragazzi ricordate che questo spettacolo non è solo per intrattenervi. Dovete comprenderne il senso per proteggervi dagli abusi e insegnarlo agli altri bambini del quartiere.

Eng Kalyan è responsabile del progetti, che è stato lanciato in questi giorni nella capitale della Cambogia per mettere un freno al fenomeno che sta rubando l’innocenza a una generazione: delle circa 60.000 persone che si stima siano coinvolte nella prostituzione, secondo l’Unicef il 30-35% sono minorenni.

Di sera, sul lungofiume di Phnom Penh, a due passi dal Palazzo Reale, la zona turistica della città, è facile incontrare giovanissime ragazzine o adolescenti locali che accompagnano uomini occidentali di età avanzata. Ma questa è solo la punta dell’iceberg del fenomeno perché nella maggior parte dei casi gli abusi sui minorenni sono compiuti da uomini asiatici: «Oltre a essere meno visibili, sono più furbi degli occidentali spiega Chin Chanveasna, direttore di Ecpat Cambogia – invece di esporsi in strada, chiedono a un protettore che il minore gli venga portato direttamente in albergo».

La prostituzione minorile è alimentata in Asia dalla convinzione che unirsi a una vergine purifichi e dia potere. Per un rapporto sessuale con una di loro, uomini d’affari cinesi o sudcoreani, ma anche alti funzionari e militari cambogiani, sono disposti a pagare tra gli 800 e i 4.000 dollari. Una benedizione per una famiglia povera in un paese dove il salario di un’operaia è 50 dollari, ma anche una porta d’accesso, pericolosamente diffusa tra le ragazze, alla strada senza uscita della prostituzione. Secondo una ricerca realizzata nel 2010 da Ecpat Cambogia, più di un terzo delle ragazze di strada ha cominciato a prostituirsi a 16 anni, vendendo la verginità. Quasi la metà di queste è stata costretta a farlo con la forza. È, probabilmente, quello che è successo a Ieng, incontrata in un bar del quartiere a luci rosse di Mai Da, nella periferia di Phnom Penh: Oltre un centinaio tra karaoke bar, centri massaggi e nightclub – che sono bordelli travestiti, poiché formalmente la prostituzione in Cambogia è illegale – più un indotto di guesthouse per consumare i rapporti, bancarelle aperte tutta la notte e supermercati che accanto alle casse, oltre ai preservativi, espongono confezioni di viagra.

Ieng ha la pelle chiara, molto ambita da queste parti, un fisico minuto e modi infantili che stridono con il trucco pesante. Racconta di essere nata in Vietnam e di essere arrivata qui due anni fa, perché la famiglia non aveva più i soldi per farla studiare. Per 2000 dollari ha venduto la sua verginità a un “rich man” cinese e ora lavora come beer girl: accompagna i clienti del bar mentre bevono birra e se vogliono negozia una prestazione, che in media costa dai 15 ai 25 dollari, 10 dei quali restano al locale. Accanto a Ieng c’è Meas, anche lei molto truccata e molto giovane.

Secondo l’edizione 2010 del Database Report on Sexual Trafficking, Exploitation and Rape realizzato analizzando i dati di un centinaio di associazioni attive per i diritti dell’infanzia in Cambogia, il tramite per entrare nella prostituzione è nel 60% dei casi è un conoscente, nel 13% dei casi un parente, nel 9,2% addirittura un genitore, a volte non pienamente consapevole.

«I bambini tendono a pensare che lo sfruttatore sia uno straniero, una persona lontana dal loro mondo, ma la maggior parte delle volte non è così», mi spiega Kalian, in una pausa delle prove dello spettacolo. «La violenza intrafamiliare e il maltrattamento dei bambini, sono primi passi verso il loro futuro abuso». Per questo nella rappresentazione teatrale viene messa in scena anche la famiglia “buona” dove i genitori dialogano con i figli e riescono a dire di no alle lusinghe degli sfruttatori.

È importante che i ragazzi imparino a difendersi da soli perché, nonostante le pressioni delle ong abbiano portato nel 2008 all’approvazione di una legge contro lo sfruttamento sessuale dei minori, la corruzione diffusa tra polizia e funzionari pubblici rende molto difficile farla rispettare. «Vogliamo che i bambini siano protagonisti della diffusione dello spettacolo, oltre che della sua messa in scena. Solo loro possono cambiare le cose», dice Kalian.

Il progetto, che coinvolge una trentina di ragazzi dagli 8 ai 16 anni è stato finanziato grazie al sostegno dei loro “padrini” a distanza italiani. Con Mak Ravieng, presidente dell’associazione locale che gestisce le adozioni a distanza garantite da Ecpat Italia, andiamo a visitare alcune delle famiglie dei bambini sostenuti. Ravieng ha 33 anni, è cresciuta in un orfanotrofio. Grazie a un “padrino” francese si è laureata in psicologia e da tre anni guida un’associazione che gestisce oltre 1000 sostegni a distanza. Oun è una vivace ragazza 16 anni che ama recitare e danzare, sempre impeccabile nella sua divisa. La madre vende in strada dolci di riso, ma Oun, che è molto brava a scuola, vuole diventare dottore. Così il programma la sosterrà all’università l’anno prossimo. «Possiamo pagarti la bicicletta per andare all’università, il motorino no, o almeno non tutto» le dice Ravieng.

L’ultima delle sette famiglie che visitiamo vive al secondo piano di casa in muratura. La madre delle due ragazze lavora come beer girl in un karaoke bar ed è sieropositiva da anni. Il marito è morto di Aids. Le due figlie hanno entrambe la sua bellezza ma una, la più grande, ha ereditato anche il male. Capisco subito qual è. Mentre Sokya è radiosa di vita, Chun ha lo sguardo perso e a 14 anni appare già esausta. Va male a scuola ma viene aiutata dalla sorella. Stiamo per andarcene quando Sokya si rivolge a Ravieng: «Da grande anche io voglio essere come voi, voglio lavorare in una ong per aiutare gli altri bambini!».

Via Unità del 18/09/12

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L’11 settembre pachistano

17 settembre 2012 Pubblicato da du hängst

Lo scorso 11 settembre non è stato solo il giorno dell’attacco al consolato americano in Libia.

289 lavoratori sono morti nell’incendio di una fabbrica tessile a Karachi, in Pakistan.
Dopo qualche ora dalla tragedia gli ospedali della capitale pachistana dichiaravano di non essere più in grado di accogliere altri cadaveri.

Il bilancio sarebbe stato meno grave se parte della fabbrica non fosse stata nei sotterranei dell’edificio?
I pompieri hanno parlato di decine di corpi intrappolati senza una via di fuga.

Una questione salta subito all’occhio, per ottenere tassi di profitto sempre più alti si sfruttano i lavoratori e non ci si preoccupa delle misure di sicurezza, come porte tagliafuoco o fughe di emergenza…

Per il paese asiatico è la seconda tragedia in un giorno, poche ore prima a Lahore, un altro incendio, in una fabbrica di prodotti plastici aveva causato 21 morti.

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Birmania Maggio 2012

30 maggio 2012 Pubblicato da du hängst

Oggi Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione democratica in Myanmar, ha incontrato i migranti birmani che da anni vivono e lavorano nella confinante Thailandia. Per la Nobel per la pace è il primo viaggio all’estero in oltre 24 anni, di cui 15 trascorsi agli arresti domiciliari nella sua casa a Yangon per la lotta a favore dei diritti umani e della libertà nel suo Paese.

Aung San Suu Kyi è stata di recente eletta in parlamento e non ha mai lasciato la Birmania per paura che la giunta militare non la facesse più rientrare, una scelta non facile perché non le ha permesso nemmeno di assistere il marito malato terminale, morto a Londra.

In giornata Aung San Suu Kyi ha visitato Mahachai, un’area circa 30 km a sud di Bangkok, abitata in gran parte da lavoratori migranti birmani. Le persone hanno accolto la “Signora”, simbolo della lotta democratica contro l’esercito e il regime, intonando slogan e brandendo cartelli con scritto “Birmania libera” e “Vogliamo tornare a casa”.

Siamo riconoscenti per la visita de “La Signora” perché è una persona di valore e fonte d’ispirazione per i lavoratori birmani.
Il signor Somchai e la signorina Bow esuli birmani.

Mi viene da dire che “La signora” è fonte d’ispirazione non solo per il suo popolo, ma anche per tutti quelli che hanno seguito la sua vicenda…

A seguire, il primo giugno Aung San Suu Kyi interverrà al Forum economico mondiale, dedicando il proprio intervento al “ruolo della donna” per lo sviluppo nei Paesi Asean, l’associazione che riunisce 10 nazioni del Sud-est asiatico. Il giorno successivo visiterà la provincia settentrionale thai di Tak, dove vivono 100mila migranti appartenenti alle minoranze etniche del Myanmar, fuggite dai territori di origine per scampare alle guerre e alle repressioni della giunta militare.

Il presidente birmano Thein Sein arriverà in Thailandia solo il 4 e il 5 giugno, forse per evitare di condividere il palcoscenico internazionale con la leader dell’opposizione e venirne oscurato, come successo nelle recenti elezioni suppletive dove la Nld ha conquistato 43 dei 45 seggi disponibili, surclassando il partito di governo.

Importante affermazione del ministro birmano dell’Informazione, in una rara intervista concesse alla britannica Bbc.

Andranno avanti per cercare di trovare un terreno comune e lavorare insieme per il paese.
Kyaw Hsan

Pochi giorni dopo la visita in Thailandia, Aung San Suu Kyi si recherà in Europa per visitare Svizzera, Gran Bretagna e Norvegia, dove ritirerà il premio Nobel per la Pace assegnatole nel 1991 quando era già agli arresti domiciliari.

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Nascondere la testa sotto la sabbia, se c’è!

4 ottobre 2011 Pubblicato da du hängst

Nascondere la testa sotto la sabbia non è sicuramente una soluzione, il popolo cambogiano non può neanche farlo, visto che la sabbia viene presa e portata a Singapore.

Il fiume Tatai, nella provincia di Koh Kong, è invaso da una flotta d’imbarcazioni che da mesi stanno dragando i fondali e prelevando sabbia, che viene trasportata nei cantieri edili di Singapore. Acque reflue e scarichi di carburante hanno decimato la fauna ittica, con la disperazione delle comunità indigene, mentre gli argini del fiume hanno iniziato anche a cedere.

Singapore, con la collaborazione sciagurata del governo cambogiano, sta distruggendo un ecosistema, che stava facendo sviluppare il settore dell’ecoturismo, che con oltre due milioni di turisti stranieri l’anno, nelle zone costiere rappresenta, secondo il ministro cambogiano del turismo, Thong Khon:

Un’opportunità vincente per il futuro del paese, che merita un’attenzione particolar”.

A meno che le ragioni del business, la corruzione, le lobby economiche e politiche, non vogliano schiacciarlo mentre è ancora in embrione.

Dopo aver setacciato i mari del Sud e aver letteralmente cancellato dalla carta geografica alcune microisole indonesiane, le imprese di Singapore hanno finalmente scoperto un altro territorio da saccheggiare, quello cambogiano.

Il governo di Phnom Phen ricava indubbi vantaggi commerciali, ma in questo modo, danneggia il suo patrimonio naturale e perso quello che avrà tra qualche anno?

La Cambogia nega che il materiale sia diretto a Singapore e tiene ben nascosta la destinazione, anche grazie al fatto che l’Autorità edilizia della città stato, non pubblica le fonti di approvvigionamento della sabbia.

Le navi battono bandiera vietnamita, thailandese o cinese e il gioco è fatto.

Il fenomeno, però, è tristemente noto nel Sudest asiatico, se Malaysia, Indonesia e Vietnam hanno emanato specifici provvedimenti legislativi per vietarlo, la Cambogia invece ha legiferato una norma ambigua che permette sotterfugi e non la tutela da questi sciacalli.

 

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Due milioni di migranti in dieci anni

5 maggio 2011 Pubblicato da du hängst

L’italia ha bisogno di due milioni d’immigrati in dieci anni.

Non lo dico io, quindi non fate quelle facce, basta andare qui, sul sito del Ministero del lavoro, per trovare la conferma dei dati.

Nel decreto flussi di quest’anno, ne sono previsti cento mila da gennaio in poi e sessanta mila per i lavori stagionali.

Strano che la lega non strilli per queste cifre, anzi che le faccia passare sotto silenzio, ed è interessante osservare come, sempre la Lega, tenga i riflettori ben puntati su Lampedusa. In questo modo meschino si raccolgono voti, anche se sono raccolti sulle disgrazie di queste persone.

Quanti voti prendeva la lega per ogni barcone che respingeva?

Quanti voti prendeva la Lega ogni volta che veniva sventolato il famigerato accordo con Gheddafi? E sapevano benissimo che chi era rimandato in Libia non aveva nessuna possibilità di vedere rispettati i suoi diritti, non dico di migrante, ma di essere umano.

Quanti voti prende oggi, per ogni barcone che arriva e per cui deliberatamente non è stata organizzata un’accoglienza decente, allo scopo di far sembrare questi sbarchi un’invasione?

Se i tanto temuti e pericolosissimi migranti sparissero domani, l’agricoltura al sud si fermerebbe. Si fermerebbero anche altri settori, dalle imprese edili, che continuano a prosperare solo grazie ai lavoratori dell`Est e maghrebini, molti dei quali in nero o costretti ad aprirsi improbabili partite Iva per non essere licenziati. Al lavoro domestico, di assistenza e cura che garantisce a milioni di famiglie un risparmio enorme. All`esternalizzazione a cooperative di stranieri di servizi pubblici che altrimenti costerebbero molto di più all`intera collettività. Alle industrie manifatturiere competitive solo grazie a lavoratori non italiani, disposti a grandi sacrifici.

Una situazione a rischio, perché in previsione ne arriveranno sempre di meno, secondo una ricerca della BBC e del Sole 24 Ore, s’ipotizzano grandi cambiamenti nei flussi migratori da qui al 2050. I flussi si sposteranno verso zone in forte crescita, quindi verso l’Asia, abbandonando così l’Europa, soprattutto i paesi più colpiti dalla crisi, tra questi l’italia.

L’italia così sarebbe più povera più vecchia e in sostanza quasi senza futuro, perché è chiaro salvo che non si voglia essere ciechi, che le fasce basse del mercato non sono generalmente coperte dalle nuove generazioni (agricoltura, edilizia, assistenza e cura, pulizie, lavoro domestico, etc.) e che a breve avremo un bisogno disperato di forza lavoro straniera.

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La Madre di tutte le acque

15 aprile 2011 Pubblicato da du hängst

Finalmente in Laos

Il Mekong, in Laos è conosciuto come “Me Nam Khong”, la madre di tutte le acque.
Il nome lascia intuire come questo fiume sia la vita per molti laotiani e non solo.

Partendo da Huay Xay fino a Luang Prabang, ho passato due giorni a navigare questo fiume, con una sosta, circa a metà strada nella cittadina di Pak Beng. Sono stati due giorni splendidi, soprattutto il secondo, dove ho avuto una posizione privilegiata per osservare il fiume, mi sono accomodato sul tetto dell’imbarcazione, ma questo sarà un altro post.

Finalmente in Laos

Il Mekong porta acqua per dissetare le popolazioni, per le risaie, per la giungla e per le piantagioni di frutta e verdura, sostenendo nel suo lungo cammino ogni specie di vita.

La valle del Mekong è rimasta inalterata fino agli anni novanta, da quel momento in poi un exhalation in nome dello sviluppo tecnologico ha messo seriamente a rischio questo fiume e il suo habitat.

Uno degli esempi più eclatanti è quello del pesce gatto del Mekong, esemplare che può arrivare a pesare anche 300 kg, che è sempre più raro, forse a causa della distruzione dei luoghi dove andava a deporre le uova, nella parte cinese del fiume.
Oggi una decina di barriere di cemento interrompono il corso del fiume in diversi punti per produrre migliaia di megawatt di energia elettrica. Con le dighe sono nate le tensioni per il controllo delle acque: soprattutto quelle cinesi nell’alto Mekong non sono ben viste dagli altri Paesi del bacino, perché consentono di mutare portata e direzione dell’acqua che arriva a valle.
La madre di tutte le acque

La portata d’acqua del fiume è diminuita fino a rendere difficile la navigazione e nella stagione di secca la situazione si complica ancora di più.
Per il futuro non si prospetta nulla di buono. I dirigenti cinesi vorrebbero rendere il Mekong navigabile per le grandi imbarcazioni, cancellando a scoppi di dinamite rapide e scogliere.

Nelle valli del Mekong, in una regione dove un terzo delle persone vive con pochi dollari al giorno, è in gioco la sopravvivenza di oltre 100 popolazioni: riso e pesce costituiscono l’alimento base per le famiglie dei villaggi semi-galleggianti del grande fiume.

L’allarme viene dalla Mekong River Commission (Mrc), l’organizzazione che ha redatto nel 2003 il Challenge Programme, con l’obiettivo di attuare sfruttamento delle risorse e sviluppo economico sostenibili nel Mekong.

Il MRC ha però un ruolo a dir poco contradditorio, secondo l’ong ambientalista, IRN (International Rivers Network) è stato proprio MRC insieme all’Asian Development Bank a proporre la costruzione di 100 dighe negli ultimi dieci anni, molti di questi progetti sono già realizzati e una delle più grandi minacce è il piano cinese di erigere otto dighe nell’alto Mekong.Viste dal Mekong

Tutto questo progresso tecnologico non allevierà la miseria degli abitanti ma con tutta probabilità peggiorerà le loro condizioni.
Vita sul Mekong

Vita sul Mekong
Viste dal Mekong
Vita sul Mekong
Pak Beng
Coltivazioni in riva la fiume

Vita sul Mekong
Vita sul mekong
Pak Beng
La Madre di tutte le acque

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Vi regalo un sorriso

30 aprile 2010 Pubblicato da du hängst

Oggi mi va di regalarvi a tutti un sorriso, magari vi tiro su un pochino il morale, se la vostra giornata è iniziata così così.
In realtà sono quattro i sorrisi, ma visto i tempi che corrono, forse ne avremmo bisogno di milioni!

Mi vendono un ventaglio

Mi aveva appena venduto un ventaglio e visto che me lo stava facendo dare dalla sua bambina, ho pensato bene di immortalare il momento e son stato fortunato perchè la bambina rideva felicissima. Peccato la qualità della foto..

Una ragazza

La piccola Ngo (spero di averlo scritto bene), il suo nome significa “Una ragazza”. Il padre desiderava talmente tanto un maschio che quando è nata lei, le ha dato come nome “Una ragazza” o_O

Futura Mamma

A poco più di dieci giorni dal parto, lavorava ancora, con il suo banchettino se ne andava in giro per la spiaggia a tentare di vendere souvenir per i turisti, non so se perchè di lì a poco sarebbe diventata mamma, ma ha uno dei sorrisi più belli che abbia mai visto. Sarà mamma ora, spero che sia un mamma serena, così come sereno era il suo sorriso.

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Copenaghen, fallimento storico o piccolo passo avanti?

21 dicembre 2009 Pubblicato da du hängst

Ci si aspettava un segnale, ma la realtà dei fatti è che quel segnale non c’è stato.

Il mondo affronta una tragica crisi di leadership. Invece di unirsi per garantire il futuro di centinaia di milioni di persone nel mondo, raggiungendo un accordo storico per evitare il caos climatico, i Paesi più potenti hanno tradito le future generazioni. Rimediare sarà ora molto più difficile
Direttore Esecutivo di Greenpeace International Kumi Naidoo


Per qualcuno Copenaghen e il suo accordo sono stati un passo avanti,
anche se minimo.
La realtà è che nell’accordo non ci sono misure severe per le riduzioni delle emissioni dei paesi industrializzati, infatti l’accordo è politico, quindi non vincolante, è un documento di tre pagine che si pone come obiettivo il contenimento sotto i 2° C del riscaldamento globale rispetto ai livelli dell’era pre-industriale, ma non chiarisce le modalità di attuazione.
L’accordo stesso in pratica non serve a nulla, Greenpeace lo definisce un fallimento storico.

L’accordo preso da Obama, con Cina, India e Sud Africa, è stato contestato duramente da Venezuela, Cuba, Bolivia, Nicaragua e Costarica e Tuvalu, la nazione che per prima sta pagando gli effetti dei cambiamenti del clima, tanto da non volerlo firmare, alla fine però hanno dovuto piegarsi, le risoluzioni ONU devono essere prese all’unanimità per poter essere approvate, se non avessero firmato avrebbero fatto saltare il “meccanismo finanziario per il clima” e l’accordo di fornire finanziamenti fino a 100 miliardi di dollari l’anno per combattere i cambiamenti climatici nei paesi in via di sviluppo.

Io, che sono maligno, sono convinto che il punto sugli stanziamenti dei fondi, sia stato inserito appositamente per “costringere” a firmare l’accordo ai paesi non allineati, infatti il rappresentante di Tuvalu ha commentato:

30 denari per distruggere il nostro popolo e il nostro futuro

Ancor più duro è stato il rappresentante del Sudan:

Olocausto che incenerisce l’Africa.

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Cronache Cambogiane #2

23 marzo 2009 Pubblicato da du hängst

La sensazione che ho provato appena arrivato in Cambogia è stata curiosa, è come se mi fossi sentito a casa, in un posto che sentivo mio.

Ammetto che sono di parte, io adoro il Sud Est Asiatico e se qualcuno soffre di mal d’Africa, io ho una malattia cronica che è il mal d’Asia.

Molte cose mi sono tornate alla mente appena arrivato, gli odori, le luci, la gente con la loro infinita disponibilità, il loro sorriso e la loro serenità d’animo nonostante tutto, la loro energia positiva è contagiosa e di colpo sono stato sereno come non mai.

Adoro stare in mezzo alla gente, adoro questo modo di viaggiare, si colgono tante sfumature, si fanno considerazioni e riflessioni, aldilà di Angkor, del Vihat Prehar, del tramonto sul Mekong di Kratie, che non ho potuto vedere, non sto qua a spiegarvi i motivi altrimenti rosico ancora, il vero valore aggiunto di vacanze come queste, è il contatto con la gente.

Girando tra le persone mi sono divertito, ho riso e scherzato, mi sono commosso, a proposito darei il nobel a chi ha inventato gli occhiali da sole, sono rimasto affascinato e in alcune rare occasioni schifato da certe realtà che purtroppo esistono.

Ho mangiato con loro, non tutto quello che mangiano loro sia chiaro! Girato e visitato posti con loro.

Non posso che ringraziarli per essersi aperti in una maniera quasi inaspettata.

Dichiaro apertamente che tra me e la Cambogia è scoppiato un amore viscerale.

E il mal d’Asia peggiora..

Le prossime cronache saranno molto meno generiche e riguraderanno episodi che mi hanno particolarmente colpito.

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