La mia stanca mente ricorda ancora il diletto, che provavo a sistemarmi intorno al sacro fuoco con gli altri fanciulli ad ascoltare il Grande Vecchio, è lo stesso diletto, che ora io sento, nel raccontare a voi quelle stesse storie, voi che siete i fanciulli, che io ero, e sarete i vecchi, che io sono.
Quella che vò, ora a narrarvi, è “La leggenda di Jorge”.
Leggenda o storia, lascio a voi che l’udite la sacra decisione, ma trattasi in ogni caso di un personaggio straordinario.
Là, dove la terra scende dolcemente ad abbracciare il mare e prende la forma di un gomito, là, sorgea un piccolo villaggio di pescatori chiamato Ankon. Villaggio pacifico, non avea conosciuto ne guerra, ne violenza alcuna, durante il suo esistere. Un giorno orde selvagge, colpirono il villaggio come un violento temporale in agosto, gli Urremanni, popolo crudele che viveva a nord delle grandi montagne, era disceso fino ad Ankon, saccheggiando e distruggendo tutto quello incontrato lungo il loro cammino, disseminando sangue, distruzione e morte. Ankon non fu distrutta, ma invasa, gli Urremanni l’avevano scelta come loro nuova dimora.
Jorge, giovanissimo all’epoca dei fatti, riuscì a scappare e giurò sulla tomba dei suoi antichi e nobili avi, che un giorno sarebbe tornato a liberare il suo villaggio e a bagnare con il sangue la propria vendetta. Incessante e instancabile fu il suo peregrinare, durante il quale si prodigò a fare qualsiasi lavoro per sopravvivere, danzò perfino, alla corte di un re…
Dopo di cotanto girovagare, il suo scopo fu raggiunto, trovare il famoso maestro Ray.
Fu così, che in giovane età iniziò a praticare, una delle forme più misteriose delle arti marziali, la Muay Thai stile Nanto. Si dimostrò, subito, molto determinato e capace, la sua carriera da ballerino rimase un ricordo, voleva essere un guerriero. Il suo maestro mai incontrò un giovane così deciso e di tanto talento dotato, mai lo vide saltare una lezione, mai lo sentì emettere alcun lamento, lo allenò con costanza in ogni posto, a casa, per strada o dovunque capitasse. Jorge non fu allenato solamente nel fisico, non fu allenato solo ad essere guerriero, ma il suo maestro, allenò la mente perfino, infatti, studiò il pensiero filosofico di Budda, Confucio, Lao Tzu, e dei fondatori del Taoismo.
Filosofo e guerriero, questo divenne Jorge, non s’era mai visto un guerriero di tale specie, non v’era solo istinto per il combattimento in lui, ma anche spiritualità. Fu il primo di un nuovo genere di guerrieri. La sua profonda spiritualità, influenzò il proprio modo d’essere letale nei campi di battaglia. Mistico e misterioso era il suo modo di combattere, il suo spirito sembrava invadere ed elevarsi sopra il campo di battaglia, differente fu il suo modo di porsi davanti all’avversario: non fu solo violenza, non fu una corrente selvaggia carica d’odio e di rabbia, Mai combatté la violenza dell’avversario con la propria, questa scorreva su di lui, veniva assorbita, contrattaccando con essa. Micidiali i suoi contrattacchi, più l’attacco portato era potente più la sua risposta era devastante. Il suo stile di combattimento fu definito come lo “Stile dell’acqua cheta”. Il suo maestro, lo definì una diga, “anche se si riesce a romperla un’ondata di piena poi ti spazzerà via….”
Imparò tutto dal suo Kru, divenne talmente potente da sconfiggere il proprio maestro negli allenamenti. Fu il segnale che aspettava, poteva tornare per liberare il suo popolo e il suo villaggio. Arrivò il giorno in cui si presentò alle porte d’Ankon, sfidò da solo l’esercito degli Urremani, la battaglia fu epica e sanguinaria, mai tanto sangue si vide scorrere in una sola battaglia, un intero esercitò spazzato via da un sol esile uomo, il sangue aveva tinto di rosso la pianura e formato un fiume che si gettò in mare per giorni, in quel punto vi fu costruito, il “Ponte Rosso”, a ricordo della tremenda e sanguinaria battaglia con cui Jorge liberò dalla tirannia la sua gente.
Ankon fu libera, ma di Jorge si persero le tracce, non si sa se tornò ai suoi studi filosofici tanto amati, o alle danze che lo avevano tanto dilettato in giovine età…



