Oggi mi sfogo un po’.
17 luglio 2012 di du hängst
La flessibilità sul lavoro servirebbe ad attirare gli investimenti stranieri in italia, ma mi domando se si stia facendo qualche cosa per impedire agli illuminati imprenditori italiani di andare all’estero?
Su questo punto il governo non ha mai risposto?
Le aziende italiane se ne vanno, senza avere nessuna difficoltà e non credo che una maggiore flessibilità possa mettere fine a questa emorragia, non sarebbe stato il caso di mettere un piccolo paletto? Che ne so, magari dare maggiore flessibilità solo alle aziende che non stanno de localizzando?
Nel frattempo Marchionne Docet, non solo la mia azienda delocalizza, ora s’inizia a parlare di chiudere e riaprire, riassumendo il personale con nuove condizioni, è ovvio che non tutti saranno riassunti e le condizioni, dubito, che saranno al rialzo.
Chi ha contratto mutui? Chi ha una famiglia? Che faranno?
Una soluzione potrebbe essere di abbassarci tutti gli stipendi pur di non perdere nessun posto di lavoro, ma per questo dovremo votare e poi sottoporre la soluzione alla dirigenza, sperando che gli stessi operai per primi non pensino solo al loro orticello…
La dirigenza? Beh quelli sono come i politici, parlano di sacrifici perché i tempi sono cambiati, ma i loro benefit non vengono quasi mai sfiorati.
Ho paura che il senso di tutto questo si possa riassumere in parte così:
I tempi sono cambiati e bisogna fare sacrifici
che tradotto sarebbe:
Voi dovete fare i sacrifici, perché noi si possa mantenere tutto quello che abbiamo raggiunto.
I nostri sacrifici, invece, fatti negli anni, rischiano di sfumare per arricchire pochi, non ci stanno uccidendo, ci torturano psicologicamente in questa situazione, la cosa peggiore è che non si vede via d’uscita. E’ così ingiusto sentirsi considerato solo un costo o un peso e nulla più, ma com’è diventata leader nel settore quest’azienda? Non certo solo con le decisione dirigenziali…
E’ veramente dura lavorare in queste condizioni, l’angoscia, la paura di perdere tutto è asfissiante e non ti lascia mai tranquillo, esci dal lavoro e sei preoccupato, rientri e hai il mal di pancia (non quelli di Ibrahimovic!), guardi negli occhi i tuoi colleghi e vedi le stesse paure e le stesse tue angosce, vedi occhi spenti e stanchi…
Io personalmente sono stanchissimo, non ne posso più, ma credo di non esser l’unico qua dentro e soprattutto non capisco il perché di tutto questo e perché dobbiamo essere trattati come macchine in disuso…
E fuori di qua c’è il deserto… Non si trova un posto neanche se tu lo paghi!
Scusate lo sfogo.
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Questo articolo è stato pubblicato il martedì, luglio 17th, 2012 alle 06:06 ed è archiviato in Vita SDRENG. Tags: aziende, benefit, colleghi, flessibilità sul lavoro, investimenti, Italia, lavoro, Marchionne, posto di lavoro. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il Feed RSS 2.0 feed. Puoi lasciare un commento, o fare un trackback dal tuo sito.




17 luglio 2012 alle 20:57
C’è una grande tristezza nel mio cuore. Cominciamo a non comprare i prodotti delle aziende delocalizzate. Io non ho più comprato le calze OMSA. So che è poca cosa, ma che si può fare? Impugnare i forconi ed andare a Roma?
In bocca al lupo, speriamo che finisca presto.
18 luglio 2012 alle 09:18
Una mia amica, madre di due figli, lavora da anni come commessa alla Coop, in un supermercato abbastanza distante da casa sua. Ha chiesto il trasferimento in un altro punto vendita vicino a casa e le hanno proposto di licenziarsi da un negozio per essere riassunta nell’altro con un contratto “nuovo”, il tutto sempre sotto la stessa Unicoop Firenze. Morale della favola: avrebbe perso un sacco di diritti e indennità legate ai turni, al lavoro festivo, etc… Alla fine ha rinunciato al trasferimento. La Coop sei tu!
19 luglio 2012 alle 16:00
Sfogo più che comprensibile direi. L’unica flessibilità vera che vogliono è quella delle nostre lombari affinchè possiamo porgere il nostro deretano a Fornero & Co. :-/