La sete di Gaza
12 novembre 2009 di du hängst
Nel medioevo quando gli assedi duravano a lungo ed un sito risultava inespugnabile, una delle tecniche più usate era quelle di prenderlo per fame e per sete, venivano buttati carcasse di animali nelle falde e nei pozzi per avvelenare l’acqua.
Sono passati secoli ma evidentemente certe tecniche sono ancora valide.
Secondo l’ONU e Amnesty International, il sistema idrico di Gaza rischia il collasso, l’incuria, i mancati investimenti ma sopratutto Israele che chiude i rubinetti impedisce ai palestinesi di approvvigionarsi di quei materiali indispensabili per la manutenzione degli impianti, lo stanno mandando in tilt.
La conseguenza è disastrosa, l’acqua delle piscine di decantazione, che dovrebbe filtrare nella sabbia per andare ad arricchire le falde, risulta piena di liquami non trattati e quindi inquinano le riserve idriche. Le riserve sono sempre più esigue, la siccità a colpito duramente in questi ultimi anni e la costruzione di pozzi scavati dappertutto per raccogliere l’acqua ha svuotato le falde che ora vengono invase dall’acqua marina.
Amnesty International, in un rapporto di 112 pagine, mette in evidenza come il consumo medio dell’acqua di un israeliano è di 300 litri contro i 70 litri di un palestinese. L’80% dell’acqua del fiume giordano viene utilizzata da Israele, che impone ai palestinesi di scavare pozzi solo previa autorizzazione, mentre i serbatoi dell’acqua piovana sui tetti delle case di Gaza di norma vengono usati come bersaglio dai soldati israeliani.
Il blocco delle frontiere, inoltre, ha messo i palestinesi nelle condizioni di non poter fare neanche un minimo di manutenzione.
La sete in fondo è un nemico che non si può battere..
Anche questo è diritto all’autodifesa? O il solo risultato che otterà sara quello di alimentare l’odio.
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12 novembre 2009 alle 8:06 am
[...] Viaggi La sete di Gaza [...]
12 novembre 2009 alle 8:15 am
Dici bene Du, hanno trovato il modo di servirsi di un nemico imbattibile!
Ed il risultato sarà di farli abbeverare all’unica fonte esistente, quella dell’odio!
12 novembre 2009 alle 12:40 pm
Impedire l’accesso all’acqua è come una dichiarazione di guerra.
12 novembre 2009 alle 2:52 pm
@Jorge: Purtroppo sembra così.
@alberto: Non avevo pensato a questo aspetto, ma hai perfettamente ragione.
12 novembre 2009 alle 3:18 pm
Ha ragione alberto. L’acqua è un qualcosa che porterebbe nuovamente alla guerra, e guardacaso sono sempre più convinto che sia lo stato di Israele a volerlo, per trovare basi su cui avanzare e cacciare via chi è in quel di gaza.
12 novembre 2009 alle 5:23 pm
…caro DU gli strumenti per ricattare e piegare le persone sono infiniti. E’ come una lunga tortura cinese,…dai oggi, dai domani …togli l’acqua, togli il cibo, togli il petrolio, …fomenta l’odio, l’aggressività e la guerra è assicurata… Un bacio e a presto
). Lorena
12 novembre 2009 alle 10:26 pm
Lorena ha perfettamente ragione.
12 novembre 2009 alle 10:35 pm
Niente di strano, è la privatizzazione dell’acqua, la vogliono fare anche in Italia, il paese impegnato in tante missioni di pace…
13 novembre 2009 alle 3:03 pm
Potrebbe essere uno dei primi esempi della guerra dell’acqua e per l’acqua, che sostituirà il petrolio nello spaventoso ruolo di detonatore.
La situazione in Palestina si è incancrenita e si fa fatica ad immaginare anche solo qualche via d’uscita.
Ma non bisogna mai stancarsi di cercare la pace, e di coltivare la speranza. In fondo Obama sta segnando i minimi storici nei rapporti d’amicizia con il governo di Israele, e questo conta certamente più di quei fiori di pace che sorgono da esempi popolari, nel mondo e anche negli stessi territori del conflitto, pur splendidi e fondamentali.
Un caro saluto.
17 novembre 2009 alle 5:18 pm
Ad un appello di Saviano non si rifiuta mai una firma, ed anch’io l’ho sottoscritto.
Sono convinto, però, che possa ‘mordere’ molto di più (proprio come un …Bampiro) la manifestazione in cantiere a Roma sabato, 5 dicembre, il “No Berlusconi day”, nato nei blog e su Facebook, ed esploso in poco tempo come una bomba. Sono attualmente quasi trecentomila gli aderenti alla relativa pagina su Facebook.
Mi sto adoperando anch’io per il tam-tam, e chiedo a tutti di fare altrettanto, per un successo di un’iniziativa “dal basso” di una portata senza precedenti.
Un caro saluto.
17 novembre 2009 alle 6:43 pm
eccola la guerra dell’acqua! prima del previsto, purtroppo:-(((