Birmania Ottobre 2009
30 ottobre 2009 di du hängst
Il ricorso in appello per Aung San Suu Kyi è stato accettato, ma come era prevedibile in appello sono stati confermati i 18 mesi di detenzione, con questa sentenza la leader birmana non potrà presentarsi alle elezioni del prossimo anno.
Aung San Suu Kyi ha anche incontrato diplomatici occidentali, chiedendo espressamente di revocare le sanzioni imposte dalla comunità internazionale contro la Birmania, sanzioni che ricadono anche sul popolo birmano.
La grande oppositrice della giunta ha quindi ammorbidito la sua posizione.
Non molto tempo fa era irriducibile ed invitava a boicottare la giunta e l’economia a quest’ultima legata. Gli USA, però, hanno cambiato atteggiamento, vogliono mantenere le sanzioni ma allo stesso tempo vogliono iniziare a dialogare con il regime, la donna ha accolto positivamente la nuova situazione, a patto che nel dialogo fosse coinvolta anche l’opposizione.
Aung San Suu Kyi ha scritto una lettera al generale Than Shwe dando la sua disponibilità a collaborare, ha poi incontrato per due volte il ministro del Lavoro Aung Kyi, suo unico interlocutore con il governo e che non incontrava dal 2008. Negli incontri ha ottenuto di vedere alcuni ambasciatori occidentali.
A questo punto non si esclude neppure un incontro tra la donna e il generale Twan Shwe, così come ha detto Nyan Win, uno dei più importanti esponenti del NLD.
Ovviamente la “nuova” Aung San Suu Kyi ha diviso gli attivisti birmani sparsi per il mondo, c’è chi pensa che sia ora di cambiare politica verso la giunta e chi vuole continuare ad isolare il regime. Il timore più grande di quest’ultimi, è che la disponibilità del premio Nobel, venga usata per dare un immagine moderata della giunta a livello internazionale e sfruttare il nuovo clima che si creerà, per consolidare il proprio potere.
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Il 26 settembre 2007 iniziava quella che poi sarebbe stata chiamata la “rivoluzione zafferano”, sono già passati due anni, forse parte del mondo ha dimenticato o accantonato il problema birmano che rimane in tutta la sua tragica realtà. 11 attivisti sono stati condannati con pene che vanno dai 5 ai 10 anni per aver tentato di organizzare manifestazioni in ricordo dell’anniversario. Tre degli attivisti, Ashin Sandimar, Wunna Nwe e Tun Lwin Aung stavano già scontando pene comprese tra gli 8 e i 13 anni per aver violato le norme sull’associazionismo.
Secondo poi l’agenzia birmana Irrawady, nell’ultimo mese molti attivisti anche reclusi hanno tentato di organizzare iniziative in ricordo del 26 settembre 2007, ma la repressione della giunta non si è fatta attendere, molti monaci buddisti sarebbero stati arrestati per evitare manifestazioni, ormai risultano 224 monaci tra i 2119 prigionieri politici detenuti. Nell’ultima amnistia concessa dalla giunta, tra i 7114 detenuti sono 127 erano da considerare prigionieri politici e tra i 127 solo 4 erano monaci.
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Questo articolo è stato pubblicato il venerdì, ottobre 30th, 2009 alle 6:46 am ed è archiviato in Birmania SDRENG. Tags: aung kyi, Aung San Suu Kyi, Birmania, buddisti, elezioni, monaci, Myanmar, nobel, regime, repressione, Twan Shwe, USA. Puoi seguire i commenti a questo articolo tramite il Feed RSS 2.0 feed. Puoi lasciare un commento, o fare un trackback dal tuo sito.



30 ottobre 2009 alle 8:16 am
Quello che si riuscirà a fare in Birmania, è per il momento legato al gioco politico.
Certo che la possibilità di “sfruttare” la situazione da parte del regime esiste.
Come pure la possibilità che “qualcosa” cambi!
Spero che gli eventi evolvano verso la seconda ipotesi, ma per saperlo dovremo attendere.
Confido nella “comune volontà” del popolo a non disperdersi in questa occasione, ma di rimanere uniti e compatti per essere pronti poi, tutti insieme, a cambiare.
31 ottobre 2009 alle 12:58 am
ho paura che nonostane gli attivisti la repressione non si fermerà…continuerà l’opprescione e continueranno gli arresti ad ogni tentativo di ribellione,manifestazioni ecc…