Cronache Cambogiane – Prom
31 marzo 2009 Pubblicato da du hängst
Prom, spero si scrivi così, è stato autista per 13 giorni, fino a Phnom Penh.
E’ stato autista, a volte guida, traduttore, consulente e in un caso addirittura medico.
Parlava un inglese migliore del mio, aveva mosse e smorfie da vero cabarettista. Non negava mai un piacere a nessuno e spesso e volentieri strappava un sorriso o una risata a tutti.
Mi ricordo con precisione il giorno in cui saltò fuori per la prima volta il nome di Pol Pot, io per una sorta di pudore e di rispetto per un passato così doloroso non avevo mai fatto domande. Nessuno aveva mai fatto domande.
Stavamo andando a Campong Phluk, villaggio di palafitte, arrivati alcuni bambini ci rincorrevano sorridenti, lui li guardò e disse:
In Pol Pot time..
Questo sarà sempre la frase iniziale con cui racconterà la sua esperienza.
Aveva 12 anni quando i Khmer Rossi andarono al potere, 16 quando furono sconfitti dall’esercito del Vietnam, la sua famiglia era formata da 15 persone, sopravviveranno solo in 2, quella della moglie era di 60, sopravviveranno in 3.
Numeri che fanno paura, gelano e ti fanno rendere conto di che cosa sia stato il regime dei Khmer Rossi.
Non si è fermato ai numeri, i suoi racconti con il passare dei giorni diventavano più dettagliati, forse perché vedeva interesse nei suoi ascoltatori.
Ascoltatori silenziosi, che non riuscivano ad immaginare l’orrore provato, il dolore provato, io riuscivo solo a domandarmi: perché? Come è stato possibile?
Raccontò di quando fu torturato perché accusato di aver rubato del cibo, cibo che non c’era, gli riempirono le narici, gli occhi e la bocca di polvere di peperoncino, una ragazza accusata con lui morì soffocata, e si mise a ridere dopo averci detto questo.
Raccontò che il fratello morì morso da un cobra, si perché andavano a caccia di cobra di nascosto per potersi sfamare e giù un’altra risata.
Raccontò che si moriva di stenti, di fame e denutrizione, malaria e colera, chi moriva se era abbastanza in carne, veniva seppellito vicino alle piantagioni, serviva come concime, gli altri venivano lasciati nella giungla e così capitava spesso di vedere bambini che giocavano con i teschi o cani girare nei villaggi con parti di corpo umano in bocca e giù con la sua risata.
Una pomeriggio sul tardi, eravamo seduti in uno dei tanti “chioschi” che si trovano per le strade o nei villaggi, stavamo bevendo una birra, gli chiesi della sciarpina che portava al collo, quasi tutti ne avevano una, mi spiegò che si chiamava Krama, che aveva molteplici funzioni, ripararsi dal sole, mettersela davanti alla faccia per non respirare la polvere, le donne la usano per tenere a tracolla i neonati ed allattarli.. Una sciarpina multifunzione insomma, non finì lì..
In Pol Pot time..
Continua.. domani.
Categorie: Vita SDRENG | Tags: Cambogia, cobra, khmer rossi, malaria, Pol Pot, ta mok, vittime | 11 Commenti »





