SDRENG - Gruppo SDRENG o gruppo di pazzi?

SDRENG

Gruppo SDRENG o gruppo di pazzi?

La lobby più potente del mondo.

17 aprile 2014 di du hängst

I lobbisti che affollano le istituzioni europee sono 1700 per un fatturato di 120 milioni di euro l’anno.
Sono alcuni dei dati riassunti nel rapporto pubblicato il 9 aprile da Corporate Europe Observatory – Ceo e intitolato “La potenza di fuoco della lobby finanziaria”
Non c’è da sorprendersi per la notizia che- il mondo finanziario eserciti questa pressione sulle istituzioni europee, ma è sorprendente rendersi conto che ogni regola, direttiva, o ricerca passi da Parlamento, Commissione, Bce o qualsivoglia altra istituzione europea è soggetta a questa potenza di fuoco.

Probabilmente la lobby più potente del mondo
Commissario europeo Algirdas Semeta.

Decine di parlamentari europei di diversi partiti e schieramenti già a giugno 2010 sottoscrivono un appello nel quale testualmente si segnala che «pos-siamo vedere ogni giorno la pressione esercitata dall’industria bancaria e finanziaria per influenzare le leggi che li governano. Non c’è nulla di straordinario se queste imprese fanno conoscere il proprio punto di vista e hanno discussioni con i legislatori. Ma ci sembra che l’asimmetria tra il potere di questa attività di lobby e la mancanza di una esperienza opposta ponga un pericolo per la democrazia».
Questo pericolo diventa purtroppo evidente scorrendo il rapporto di Ceo. In sede europea il mondo finanziario supera la spesa in attività di lobby di ogni altro gruppo di interesse per un fattore di 50 a 1.
Per fare un esempio tra i molti possibili, una recente discussione al Parla-mento europeo su una Direttiva riguardante hedge fund e private equity, 900 emendamenti sui 1.700 totali sono stati redatti non da parlamentari ma da lobbisti del mondo finanziario.
Al Parlamento europeo sono attivi gruppi come il European Parliamentary Financial Services Forum (EPFSF) che comprende membri del Parlamento e lobbisti finanziari per «promuovere un dialogo tra il Parlamento europeo e l’industria dei servizi finanziari».
Questo dialogo comprende ad esempio inviti ai parlamentari per «seminari educativi sul trading dei derivati». Il forum è finanziato principalmente dai suoi 52 membri, tra i quali JP Morgan, Goldman Sachs International, Deutsche Bank, Citigroup e altri. E’ possibile saperlo perché ad oggi è l’unico gruppo di rilievo in ambito finanziario a rivelare il nome dei propri membri. Il “Registro per la Trasparenza” delle attività di lobby, istituito in Ue nel 2008 per provare a fare chiarezza, è infatti unicamente volontario, lasciando a imprese e lobbisti la scelta di registrarsi o meno. Sta di fatto che un singolo parlamentare europeo rivela di avere ricevuto qualcosa come 142 inviti in due anni dal mondo finanziario per “eventi”, “seminari” o simili.
Secondo il rapporto, dopo lo scoppio della crisi la lobby finanziaria ha partecipato ad almeno 1.900 incontri e consultazioni con la Commissione e le altre istituzioni europee. Un numero da mettere in relazione con il centinaio d’incontri che coinvolgevano reti e organizzazioni della società civile e con gli 84 con il mondo sindacale.
Analogamente, il dato (prudenziale) di 120 milioni di euro l’anno speso per le lobby finanziarie è da mettere a confronto con una disponibilità intorno ai 2 milioni per Ong, società civile e sindacati. Un rapporto di 60 a 1 che fa impallidire i pur evidenti squilibri presenti in altri settori. Ad esempio per quanto riguarda l’agro-alimentare, la stima è di 50 milioni di euro dell’industria a fronte di 12 milioni per associazioni di consumatori, Ong e sindacati.
Lo squilibrio è se possibile ancora più impressionante quando si va a vedere la composizione dei “gruppi di esperti” ovvero gli organi consultivi ufficialmente costituiti da Commissione, Bce o agenzie di supervisione finanziaria per rice-vere consigli e pareri su aspetti e normative specifiche. In molti casi la rappresentanza supera abbondantemente il limite della decenza, se non quello del ridicolo. Nel De Larosière Group on Financial supervision in the European Union 62 membri dal mondo finanziario, 0 da società civile, sindacati o altri gruppi di interesse; sulla Mifid, direttiva fondamentale sul funzionamento dei mercati finanziari europei, 77 contro 5; nel gruppo di esperti sui Derivati, 86 esperti del mondo finanziario, 0 tra Ong, consumatori o sindacati. Secondo il rapporto, in totale oltre il 70% dei consulenti e degli esperti nei gruppi della Commissione ha legami diretti con il mondo finanzia-rio, a fronte di uno 0,8% delle Ong e del 0,5% dei sindacati.
Se possibile va ancora peggio alla Bce, che ha promosso degli Stakeholder Groups. La parola stakeholder viene solitamente tradotta in italiano con “portatore di interesse” e dovrebbe indicare chiunque ha appunto un qualche interesse in una determinata impresa o istituzione. Il gruppo presso la Bce prevedeva 95 membri provenienti dal settore finanziario, e 0 (zero!) tra organizzazioni della società civile, consumatori, sindacati. Veniamo così a scoprire che le politiche della Banca centrale europea non hanno evidentemente nessun interesse per cittadini e lavoratori europei.
I risultati? Qualsiasi proposta di regolamentazione va avanti nel migliore dei casi con il freno a mano tirato, e le legislazioni in materia finanziaria vengono diluite fino a renderle spesso totalmente inefficaci. Il mondo finanziario in massima parte responsabile dell’attuale crisi continua a lavorare indisturbato, mentre al culmine del paradosso sono Stati e cittadini che la stessa crisi l’hanno subita a ritrovarsi con il cerino in mano e a dovere accettare sacrifici e austerità.
La burocrazia europea procede a ritmi impressionanti quando si tratta di imporre vincoli e controlli, se non una vera e propria ingerenza, sugli Stati sovrani, i loro conti economici e le loro politiche. Ma dall’altra parte la bozza di Direttiva sulla tassa sulle transazioni finanziarie rimane impantanata tra infinite discussioni e veti incrociati. La separazione tra banche commerciali e banche di investimento, che tutti gli studi riconoscono come un passo essenziale per evitare il ripetersi di disastri come quello degli ultimi anni, è ancora un vago progetto. A settembre 2013 il Commissario europeo Barnier annuncia tranquillamente in un comunicato stampa che «dobbiamo ora affrontare i rischi posti dal sistema bancario ombra». Mentre gli Stati sono sottoposti a un controllo strettissimo, per il gigantesco sistema bancario ombra che si muove al di là di qualsiasi regola o controllo, a cinque anni dal fallimento della Lehman Brothers e oltre sei dallo scoppio della crisi, la Commissione, bontà sua, dichiara che è tempo di mostrare un qualche interesse.
Se le istituzioni europee avessero dimostrato verso il gigantesco casinò finanziario che ci ha trascinato nella crisi solo una frazione dell’impegno messo per imporre sacrifici e austerità a chi ne ha pagato le conseguenze, probabilmente oggi i cittadini europei starebbero leggermente meglio. In una recente intervista, Luciano Gallino ricorda che «il paradosso è che la crisi, fino all’inizio del 2010, è stata una crisi delle banche. Poi è iniziata una straordinaria operazione di marketing: si è fatta passare l’idea che il problema fossero i debiti pubblici degli stati». Da oggi riusciamo a capire un po’ meglio con quali mezzi e risorse tale straordinaria operazione di marketing sia stata e continui ad essere realizzata.

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Il Jobs Act del giovane R.

16 aprile 2014 di du hängst

Annunciando il Jobs Act alla direzione del PD, il giovane R. disse che la priorità era far crescere la produttività e l’innovazione delle imprese italiane, per portarle a competere sulle produzioni di maggiore qualità e a maggior valore aggiunto.

Il suo primo decreto da capo del governo è invece l’esatto opposto: lasciare le nostre imprese nella fascia bassa della produzione di merci e servizi, quella che compete quasi esclusivamente sul costo del lavoro e sulla diminuzione delle tutele dei lavoratori.

I contratti temporanei “liberalizzati” non creano più occasioni di lavoro. La voce.info ha pubblicato una ricerca relativa alla Spagna, in cui l’aumento esponenziale dei contratti temporanei ha prodotto meno giornate di lavoro e salari più bassi. Spagna che è presa come esempio riformatore, nonostante la deflazione e la disoccupazione giovanile in crescita.

I contratti temporanei liberalizzati, uccidono il contratto d’inserimento a tutele crescenti, la sola tipologia di contratto che può giustificare il superamento della giusta causa sui licenziamenti nel periodo d’ingresso.

I contratti temporanei liberalizzati rendono il mercato del lavoro più “flessibile” se non addirittura “liquido” per un periodo di tempo lunghissimo.

C’è da capire che il miglioramento della competitività delle imprese passa dalla valorizzazione del capitale umano di cui dispongono (Visco governatore di Bankitalia), quindi rendere più facile il ricorso a forme di lavoro precario, è un freno per lo sviluppo, si preferisce ottenere poco nel breve periodo, sacrificando lo sviluppo futuro.

Via Left N. 13

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Birmania Aprile 2014

15 aprile 2014 di du hängst

Fuori dal Myanmar ormai si pensa che i problemi siano risolti e tutto vada bene. Il cammino verso la democrazia è di certo iniziato, ma non si è ancora arrivati al traguardo, occorre che l’attenzione internazionale resti viva fino al completamento di questo difficile percorso.

Phyu Phyu Thin, stretta collaboratrice di Aung San Suu Kyi, mette in guardia contro l’illusione che con la liberazione del premio Nobel e di altri oppositori la Birmania abbia definitivamente chiuso con il passato.

Il potere dei militari è ancora enorme, tagliato su misura da una costituzione che assegna un quarto dei seggi in parlamento alla giunta e con l’articolo 59 impedisce l’elezione alla presidenza di qualsiasi cittadino che abbia sposato una persona straniera, l’articolo ha il solo scopo di impedire ad Aung San Suu Kyi di diventare presidente, visto il probabile trionfo elettorale quando nel 2015 si voterà per il nuovo presidente.

Phyu Phyu Thin sottolinea che la cosa più urgente da fare, sarebbe una modifica della costituzione.

Via Unità N. 93

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No stranieri o Sud italia.

14 aprile 2014 di du hängst

L’annuncio è stato pubblicato su eBay da un’azienda enogastronomica di Firenze.

L’offerta di lavoro è stata rimossa dal web non appena è scoppiata la polemica.
L’avviso era questo:

Cerchiamo banconieri settore enogastronomico, richiesta conoscenza del settore. Indispensabile conoscenza lingua inglese. Grande voglia di e passione per il lavoro. No stranieri o Sud Italia.

A volte quando leggo queste notizie, penso sempre di essere ritornato un secolo indietro…

L’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali del dipartimento per le pari opportunità ha aperto un’istruttoria e spero anche che siano presi provvedimenti molto duri.

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Bike for peace

10 aprile 2014 di du hängst

BIKE FOR PEACE è un’iniziativa internazionale per la Pace, da parte del ciclo-attivista norvegese Tore Naerland, ipovedente. L’obiettivo è la messa al bando delle armi nucleari.

In tutte le tappe dell’edizione 2014 del suo viaggio Tore Naerland ha portato con sé una bandiera arcobaleno con la scritta “Pace”, in italiano. Anche per prepararsi alle tappe italiane che hanno interessato l’intera costa Tirrenica dal confine francese fino a Roma, con pernottamenti ad Albenga, Genova, La Spezia, Pisa, Follonica, Tarquinia con arrivo nella Capitale nel pomeriggio di lunedì 7 aprile.

Durante il percorso Bike for Peace ha salutato i Comuni che sono già membri di Mayors for Peace: oltre a Genova, Pisa, Roma, anche Arnasco, Vado Ligure, Sestri Levante, Riccò del Golfo, Castelnuovo Magra, Viareggio, Cerveteri. E a tutti è stata offerta la Pergamena ricordo di questa importante iniziativa.

Bike for Peace 2014 ha come principale messaggio l’abolizione delle armi nucleari anche grazie all’incontro dello scorso anno di Naerland a Hiroshima con l’associazione Mayors for Peace (presieduta dal Sindaco di Hiroshima), che ha come obiettivo la realizzazione di un mondo libero da armi nucleari. Per questo nel tour 2014 in Europa, Tore Naerland ha attraversato i due paesi del vecchio Continente che possiedono armi nucleari, il Regno Unito e la Francia, ma anche l’Italia che ne ospita alcune decine sul proprio territorio. L’obiettivo è di dimostrare quanto la maggioranza della popolazione e gli Enti Locali siano convinti della necessità di arrivare ad una convenzione che le metta al bando. Tutte le altre armi di distruzione di massa (biologiche, chimiche) sono già oggetto di convenzioni internazionali che ne proibiscono il possesso e l’uso: risultato ottenuto sempre con una spinta “dal basso” per il raggiungimento della proibizione giuridica.

L’iniziativa ha preso il via a Manchester (Regno Unito) lo scorso 15 marzo.

Subito dopo l’attraversamento dell’Italia Bike for Peace si prenderà una pausa per la trasferta in Asia. Proseguirà poi il suo percorso per il resto di aprile in Oriente, per arrivare a maggio negli Stati Uniti e rientrare in Scandinavia per le ultime tappe a metà maggio.

La richiesta che Tore Naerland e i ciclo-attivisti che lo accompagnano porteranno all’attenzione di Autorità ed opinione pubblica in tutte le loro tappe è quella di una messa al bando delle armi nucleari. Armi di distruzione di massa la cui sola esistenza configura un pericolo umanitario per miliardi di persone sul nostro pianeta: una minaccia che decine di Stati hanno già scelto di affrontare e che sarà oggetto di una Conferenza internazionale convocata a Vienna a dicembre 2014 dal Governo Austriaco.

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La rossa corte europea.

9 aprile 2014 di du hängst

Questa rossa, rossa, rossa e ancora rossa Europa! Piena di comunisti antidemocratici, invidiosi del suo successo e bolscevichi.
Magistrati antidemocratici, rossi anche se europei hanno detto no al Sig. B. (l’uomo della liberta e della rivoluzione liberale), all’ultima iniziativa per salvarsi e permettergli di candidarsi alle Europee.

La Corte europea dei diritti umani, (mi viene da ridere solo a pensare che la corte dei diritti umani si sia dovuta occupare del Sig. B.), ha rifiutato la richiesta di imporre allo Stato italiano di applicare con urgenza misure che possano consentire all’ex premier di candidarsi per le Europee, come invece avevano richiesto le parlamentari di Fi Deborah Bergamini ed Elena Centemero, membri della delegazione italiana all’assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa, e l’avvocato Ana Palacio, in qualità di legale di Silvio Berlusconi.

Per me la corte dei diritti umani dovrebbe imporre al Sig. B. di smetterla di perseguitare i suoi poveri concittadini, allora sì che avrebbe tenuto fede al suo nome.

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Il lago Chad sta scomparendo.

8 aprile 2014 di du hängst

Il lago Chad, un grande bacino d’acqua del Sahel, potrebbe scomparire. Senza interventi rapidi, in pochi anni, il più grande sistema idrico del continente africano potrebbe essere “mangiato” e “digerito” dalla sabbia, scomparendo per sempre e mettendo a rischio la vita di 40 milioni di persone.

Il lago è un importante bacino di biodiversità che è stato danneggiato dal calo delle piogge legato al cambiamento climatico ma anche dallo sfruttamento incontrollato delle sue acque.

Il risultato è stato, che negli ultimi 50 anni, il lago ha perso il 90 per cento della sua superficie: occupava 25 mila chilometri quadrati nel 1960, oggi solamente 2500 e durante la stagione delle piogge.

Si sta consumando una catastrofe ecologica e umanitaria destinata a impattare su tutta l’area subsahariana e non solo: se non salviamo il lago rischiamo di sparire tutti.

Il presidente del Niger, Issoufou Mahamadou

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Esiste veramente un beneficio economico nelle spese militari?

7 aprile 2014 di du hängst

Quando si parala di armi e di investimenti in questo campo , chi è favorevole finisce per sollevare l’argomento delle ricadute che le spese militari hanno sull’economia nel suo complesso. In realtà la letteratura scientifica specializzata non ha dubbi: le spese militari non contribuiscono affatto, come si crede, alla crescita economica. Un pubblicazione del maggior studioso al mondo sul tema, John Paul Dunne, professore emerito dell’Università di Bristol, ha mostrato con chiarezza che gli investimenti militari finiscono al contrario per rappresentare un freno allo sviluppo.

La prima criticità della ricerca in campo militare, infatti, è la segretezza. Le amministrazioni militari tendono a rallentare l’introduzione nel mercato civile delle innovazioni sviluppate. Il motivo è presto detto: rivali e nemici potrebbero avvantaggiarsene. Nel contempo, ricercatori impiegati su diversi progetti di ricerca militari possono essere costretti ad abbandonare eventuali applicazioni commerciali future in ambito civile per lo stesso motivo. Le risorse umane poi sono un altro punto debole, un ingegnere che lavora nella progettazione di un sistema di puntamento non sviluppa un prodotto innovativo destinato a soddisfare bisogni dei i in ambito civile.

La Commissione Europea ci ha recentemente inserito al 15esimo posto in classifica sui 28 membri, ben lontano da Germania, Svezia, Regno Unito e Francia e, comunque, al di sotto della media dell’Unione. L’economia italiana, quindi, beneficerebbe di una significativa riduzione delle spese militari e, in particolare, di una riallocazione di risorse a favore della ricerca di base condotta nelle università e negli altri enti di ricerca. Del resto, i ricercatori italiani sono tra i migliori al mondo come affermato un recente rapporto commissionato dal governo della Gran Bretagna (International Comparative Performance of the Uk Research Base), in cui gli italiani appaiono tra i più produttivi in rapporto alle risorse investite. Nonostante i pochi euro impiegati, insomma, in Italia siamo bravi. Condannare i nostri ricercatori a progettare armi è uno spreco di genio e talento oltre che di risorse finanziarie.

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Se pedali, ti pago.

31 marzo 2014 di du hängst

Chi userà la bici per andare al lavoro avrà un contributo di 0,25 euro al chilometro.
Ma se lavora in Francia.

E’ un’idea del ministro dei trasporti transalpino Frédéric Cuvillier per decongestionare il traffico. Il progetto partirà con un gruppo di volontari e avrà un consto di 110 milioni di euro.

Abbondantemente ripagati dai benefici per l’ambiente e per la salute. Ma il rimborso riguarda solo gli spostamenti da casa al luogo di lavoro, niente indennizzo per le pedalate di piacere.

A certificare il contachilometri sarà l’Agenzia dell’ecologia e della gestione dell’energia.

Via Left N. 11

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In italia aumenta la forbice ricchi e poveri

27 marzo 2014 di du hängst

Facendo l’analisi della distribuzione dei redditi evidenzia che il 5% dei contribuenti con i redditi più alti detiene il 22,7% del reddito complessivo, ossia una quota maggiore a quella detenuta complessivamente dalla metà dei contribuenti con i redditi più bassi.

In italia quindi la forbice tra ricchi e poveri si sta allargando.
Il 90% dei soggetti dichiara invece un reddito complessivo fino a 35.819 euro.

Imprenditori italiani sempre più poveri e con redditi medi inferiori a quelli dei lavoratori dipendenti.
Il reddito medio dichiarato dai lavoratori dipendenti è pari a 20.280 euro, mentre il reddito medio dichiarato dagli imprenditori è pari a 17.470 euro. Poco sotto ci sono poi i pensionati con 15.780 euro. I lavoratori autonomi presentano invece il reddito medio dichiarato più elevato, pari a 36.070 euro.

E’ opportuno ribadire – spiegano dal Ministero – che per “imprenditori” nelle dichiarazioni Irpef s’intendono i titolari di ditte individuali, escludendo pertanto chi esercita attività economica in forma societaria; inoltre la definizione d’imprenditore non può essere assunta come sinonimo di “datore di lavoro” in quanto tra gli imprenditori sono compresi coloro che non hanno personale alle loro dipendenze.

Il dato più interessante secondo me è il primo, il 5 per cento detiene il 25 per cento della ricchezza, non siamo ancora a livello di certi paesi anglosassoni, ma la strada che stiamo percorrendo è quella, il divario tra ricchi e poveri aumenterà.

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